Il Grande Pennello

Saper gestire il chiacchiericcio della propria mente è fondamentale. Avete presente, quel dialogo interno continuo e apparentemente del tutto automatico che sgorga non si sa bene da dove, e che in genere non serve a granché? Già, perché nella maggior parte dei casi ci riporta alla mente dei traumi, ovvero delle esperienze in cui abbiamo sentito di non essere all’altezza. Insomma, rimuginiamo su degli insuccessi, dicendoci che non siamo capaci di questo o di quello.

Questo tipo di dialogo interno di scarsa qualità dovrebbe essere tenuto sotto controllo. Del resto, non si può neanche cadere nella trappola dell’ipervigilanza,. Avete presente, quando, per usare un’espressione corrente, siamo “sempre sul chi vive”? Lo sappiamo per esperienza, neanche un atteggiamento del genere è particolarmente produttivo. Specialmente in un momento come questo (Aprile 2021) , alle prese con una situazione molto diversa da quella a cui siamo abituati, è essenziale saper dosare le proprie energie.

Quindi, come ci possiamo comportare? Qui posso portare la mia esperienza Lascio che la mia mente vada dove vuole. Quando l’eventuale chiacchiericcio diventa *veramente* fastidioso… Zac! Tiro una bella pennellata di bianco.

Si tratta di un gesto molto semplice, che però consente di liberare una notevole quantità di energia, da destinare a compiti di alta qualità vibrazionale.

Pensierini sparsi sulle criptovalute

Ultimamente sembra che le criptovalute siano una sorta di Santo Graal, in grado di trasformare in Paperone tutti coloro che ci investono. Certo, è accaduto anni fa con il Bitcoin. Chi ci ha creduto all’inizio, e ha mantenuto le posizioni fino ad oggi, ha avuto le sue belle soddisfazioni. Si può dire lo stesso di chi ci entra adesso (aprile 2021)?

Qui, posso portare l’esperienza di chi – come me – da oltre vent’anni pasticcia con gli investimenti. In questo senso, ho imparato a seguire una semplice regoletta: comprare basso, vendere alto. Questa regoletta vale in realtà in qualsiasi tipo di business, dalla frutta agli immobili passando per i metalli preziosi.

In particolare, io uso una tecnica che ha molto a che fare con i proverbiali conti della serva. Sulla app che uso per i miei investimenti, tengo d’occhio i titoli “top fallers” per quanto riguarda le azioni e le materie prime, mentre per quanto riguarda i cross valutai osservo i grafici nella visualizzazione più ampia possibile, vedo se puntano in alto o in basso, ed entro nel verso contrario.

Una volta entrato, seguo un’altra regoletta che finora ha funzionato piuttosto bene: non chiudo mai una posizione quando è in passivo. Ovvero, per me non esistono stop loss o take profit automatici. Lo stop loss – almeno nella mia personalissima esperienza – può sembrare rassicurante, ma -credetemi – non lo è per nulla. I broker lo adorano perché, ovviamente, aprirete più posizioni, e loro guadagnano sugli spread. Ma per me non è conveniente.

Tolto lo stop loss, infatti, specialmente per le azioni, l’unico modo in cui possiamo perdere il capitale è che fallisca l’azienda, e dunque le azioni non valgano più nulla. Non conviene quindi mettere uno stop loss, in quanto l’azione può scendere anche di molto, ma se l’azienda non fallisce – e voi avete pazienza – prima o poi tornerete in profitto, e quello, e solo quello, sarà il momento di vendere. Ricordate: comprare basso, vendere alto.

Direte voi: ok, ma tutto questo cosa c’entra con le criptovalute? C’entra moltissimo, perché la criptovaluta è uno strumento finanziario – possiamo dire: una merce – esattamente come tutte le altre. Quindi, se vogliamo guadagnare con la compravendita, per esempio, del Bitcoin, credo che abbiamo capito come comportarci: dobbiamo comprere basso, vendere alto.

Intendiamoci: in questo momento – sempre Aprile 2021 – se andiamo a vedere il grafico più ampio disponibile sul Bitcoin, possiamo notare che è ai massimi assoluti, con una bella impennata del grafico. Comprarlo adesso, quindi, non ha senso, se vogliamo comprare basso e vendere alto. Non vi chiedo di credermi sulla parola. Cercate “grafico bitcoin” e verificate voi stessi.

Naturalmente, esiste anche la possibilità di “shortare”, ovvero di comprare titoli che vi consentono di andare in vendita sul Bitcoin. Questa può essere una scelta valida, ma per un semplice motivo. Dato che il Bitcoin è ai massimi, è probabile che scenda. E in questo caso, se scende, voi guadagnate. Capite bene però che cambia pochissimo. Avete invertito il punto di vista, ma il concetto è sempre quello: comprare basso, vendere alto (o comprare alto e vendere basso , fate voi)

Qualcuno potrà dire, ma allora quelli che hanno “fatto i soldi” con il Bitcoin? Ebbene, la mia opinione è che chi è entrato “al momento giusto”, più che essere un genio della finanza, ha avuto quella che con un francesismo si può a buon diritto definire “una botta di…fortuna”. Magari hanno considerato che si trattava di uno strumento avulso dal controllo delle banche, o semplicemente hanno voluto sperimentare.

Non importa: dal punto di vista statistico, il guadagno stellare con il Bitcoin è simile ad aver imbroccato il Gratta e vinci. Si tratta di fortuna. E la fortuna con gli investimenti c’entra pochissimo. Devi entrare quando è basso, attendere che il mercato ti dia ragione, e vendere alto. Nessuna puntata alla roulette.

Gloria e Victoria

C’è stato un tempo in cui sognavo di vivere di questo blog. Al momento non ci sono riuscito, vivo di altro (e comunque il mio lavoro mi piace un sacco, per cui va benissimo così). C’è stato un momento, per la verità più di uno, in cui ho pensato di smettere. Poche visite, nessun commento, ma soprattutto nessuno comprava niente dai link di referral che mettevo. Una vera schifezza, non trovate?

Poi, invece, mi sono ricordato che il profitto o la notorietà non sono l’unico motivo per cui ci si mette a scrivere (o a dipingere, o a scolpire, o a comporre musica). Lo si fa (e spesso si inizia a farlo) perché è qualcosa che abbiamo dentro, un’esigenza che, possiamo dire, nasce con noi. Ed è da notare che spesso, anche se questo qualcosa non porta profitto direttamente in termini di soldi, lo porta certamente, se usato con intelligenza, a livello di robustezza spirituale.

Insomma, attività del tipo di cui abbiamo parlato possono essere svolte principalmente in due modalità, che per essere un po’ altisonanti possiamo chiamare con due nomi latini: Gloria e Victoria.

Gloria, ovviamente, vuol dire gloria pubblica. Ovvero, lo scopo di chi cerca Gloria è quello di piacere al prossimo, di avere successo nel mondo. In termini di consenso, di denaro… In ogni caso, chi cerca Gloria è pronto a capire quali sono i gusti dell’audience, e a seguirli per ottenere seguito, affinché i suoi prodotti (perché di prodotti si parla) arrivino al consumatore finale.

Ben diverso è l’atteggiamento di chi cerca Victoria. Il nome evoca non tanto la “vittoria” sul mondo, ma quella su noi stessi. Che poi spesso e volentieri porta anche al successo, definito come “fare ciò che ci piace”. E’ un cammino che magari non porta a una grandissima popolarità, cioè alla Gloria. O forse sì, dal momento che quando siamo felici ci troviamo in uno stato vibrazionale molto positivo, con un’alta probabilità di attrarre successo.

Dis-Arrabbiarsi

Vi metto a parte di un esperimento che sto portando avanti fresco fresco da questa mattina. Anzi, come si dice adesso, lo condivido. Stamattina mi sono alzato piuttosto stanco – eh già, capita anche a quelli che scrivono di motivazione sui blog. Davvero, ero arrivato a pensare che non avrei neanche potuto iniziare la giornata, figuriamoci portarla a compimento.

Ora, quando non mi sento in grado di affrontare le faccende che mi si prospettano – non so se càpita anche a voi – mi succede a volte che provo rabbia. Sul serio, me la prendo con non si sa bene che cosa – probabilmente me stesso – e comincio a sviluppare pensieri non esattamente vitali.

Stamani però a un certo punto mi sono detto: e che diamine, ma tutta ‘sta rabbia che senso ha?

E se provassi a toglierne un po’, di questa rabbia? Così, giusto per vedere cosa succede se mi allontano da questo sentimento così poco produttivo.

L’ho fatto, infine, e devo dire che i risultati sono stati interessanti. Togliendo un po’ di rabbia dalle situazioni che mi si presentano provocandomela, il primo effetto è quello di un notevole sblocco delle energie. Di seguito, ogni cosa che succede intorno diventa interessante, direi magica.

La riduzione della rabbia dunque sembra essere un buon metodo per schiarire la nostra mente, e renderci ricettivi alla sperimentazione creativa.

Non-zero

Lo dico subito: questa idea non è mia, bensì di Andrea Giuliodori, che l’ha esposta in un articolo del suo blog EfficaceMente. Però mi è piaciuta talmente che mi sono detto: perbaccolina, ci devo proprio scrivere su qualcosina.

“Non-zero” significa esattamente quello che sembra che significhi: fare qualcosa che sia più di zero, anche una quantità minima, infinitesimale. Spesso infatti lasciamo perdere i nostri obiettivi, e a volte ce li dimentichiamo proprio, perché ci sembrano enormi. Sopravvalutiamo lo sforzo necessario, e sottovalutiamo il potere dei piccoli passi.

Un esempio pratico di questo, nel mio caso, è stato terminare l’università. Capitò infatti che a un certo punto iniziai a lavorare alla radio. Il lavoro mi piaceva, era ed è quello che voglio fare nella vita. Naturalmente, a livello cosciente non avevo rinunciato allo studio. Mi dicevo: stasera arrivo a casa, e mi leggo trenta pagine di quel libro.

Poi, accadeva spesso che in effetti mi ritrovavo a letto sul punto di addormentarmi, e prima di aver finito di pensare “dovrei leggere quelle famose trenta pagine” ero ormai nelle braccia di Morfeo. Arrivato a casa, avevo cenato, poi avevo cinchischiato un po’ al computer mentre guardavo la televisione, et voilà, il tempo per le famose trenta pagine se ne era andato.

A un certo punto mi resi conto che se andava avanti così questa beata laurea non l’avrei presa mai e poi mai. Pensa che ti ripensa, alla fine focalizzai il problema. Il punto era che se mi ponevo l’obiettivo di leggere trenta pagine, e poi non le leggevo tutte, finivo per demotivarmi.

Quindi, un atteggiamento del tipo tutto o niente. Un atteggiamento che però spesso è sbagliato. Perchè, come ben sappiamo, sono i piccoli passi a portare lontano.

Così, mi posi una domanda che si rivelò fondamentale: Posso crearmi un obiettivo che sia allo stesso tempo fattibile ma stimolante? La risposta, quasi immediata, è stata certo che sì. Per esempio, se per me trenta pagine da studiare sembrano troppe – e lo dimostra il fatto che finisco per non studiarle – posso pensare di studiarne cinque? Ovvero: un qualcosa a metà tra niente e trenta pagine.

Ebbene, posso informarvi con piacere che la cosa ha funzionato. Cinque pagine apparivano così poco minacciose che più spesso che no, rotto il ghiaccio, venivi preso dal libro, e ti ritrovati ad averne lette quarantacinque. Il metodo “non zero” porta a dei risultati davvero interessanti.