Non c’è rimedio

Ci sono persone che si pongono come genitori, e cercano di manipolarti creandoti dei sensi di colpa. Ad esempio, ti accusano di qualcosa, qualcosa che è “irrimediabile”.

Nota che ho messo questo aggettivo tra virgolette. Perché, ed è questo il bello, non esiste nulla di irrimediabile. Come capirai, questo rende il senso di colpa una solenne cazzata. Chi ti dice che non puoi rimediare ad un tuo (eventuale) errore, intanto ti racconta una cosa che non sta ne in cielo ne in terra, e questo sarebbe mal di poco.

La cosa peggiore è che ti priva della tua energia, e ti rende più difficile trovare una soluzione non solo a quell’errore specifico, ma alla tua vita nel suo complesso. Cominci ad andare in giro con la faccia bislunga, incavolato con il mondo, pensando che ad ogni svolta del cammino troverai lavori in corso, tombini aperti, gente-cerbero con il dito puntato. Insomma, non sarà più vita. A tutti gli effetti, sarai morto.

Terrorizzante, no? Ma aspetta, perché adesso arriva la soluzione. Ogni errore è rimediabile. Lasciamelo ripetere, perché dopo quello che ho scritto sopra sento la necessità di riequilibrare la tua vibrazione. Ogni errore è rimediabile. Puoi sempre imparare da quell’errore, mandare amore a chi ti ha creato il senso di colpa, e proseguire il tuo cammino più consapevole di prima. Cercando di capire come far meglio la prossima volta.

Un “Ti amo” all’Universo

Grazie a Joe Vitale, in particolare grazie al suo Corso di risveglio, sto approfondendo l’Ho’oponopono. Non so se ho capito bene proprio tutto, ma una cosa ho di certo iniziato a sperimentarla: dire “Ti amo” all’universo. Infatti, ritengo che delle quattro formule dell’Ho’oponopono, (Mi dispiace, ti prego perdonami, grazie, ti amo) quest’ultima sia in assoluto quella che mi aiuta a ripulire la mente, a recuperare un livello energetico ottimale.

Credo che “Ti amo” sia un’espressione estremamente chiara. Delinea un amore incondizionato. In questo caso, non a qualcosa o qualcuno in particolare, ma all’Universo nel suo complesso.

Un atto d’amore del genere serve soprattutto quando sentiamo che le cose vanno “male”, ovvero diversamente da come vorremmo che andassero. Uno stato d’animo di questo tipo si manifesta quando la nostra mente si restringe, in qualche modo si avviluppa su sé stessa. Ci attacchiamo così tanto alla situazione presente, a quello che (non) abbiamo che non riusciamo a vedere soluzioni che magari si trovano ad un palmo dal nostro naso.

Diversamente, dire “ti amo” all’Universo ci aiuta ad alzare la nostra vibrazione, ad uscire dalla condizione di vittima per assumere quello di protagonista, Cambiando il nostro livello di vibrazione, ci possono venire in mente delle soluzioni che potremmo a buon diritto definire “geniali”.

Attrito

Quando le cose vanno “male” (cioè, diversamente da come noi pensiamo che dovrebbero andare) proviamo una sensazione particolare. Qualcosa a livello di plesso solare, di pancia insomma. E’ come se fra noi e la realtà ci fosse una sorta di muro. Come se stessimo facendo attrito con quello che ci circonda.

Spesso la fregatura nella crescita personale è che davanti a quell’attrito tendiamo a fermarci, e a volte perfino a fare marcia indietro. A nessuno (o quasi) piace quel tipo di sensazione. Vorremmo che tutto andasse “liscio” (=senza attrito), secondo i nostri piani. Nessun guaio, nessuna preoccupazione…

Sarebbe anche bello, almeno per un po’. Tuttavia, c’è un ma grosso come una casa. Se tutto va “liscio” (senza attrito), dopo un po’ la nostra respons-abilità va a farsi benedire. I nostri muscoli proattivi si afflosciano. Non solo rimaniamo dove siamo, ma cominciamo anche a scivolare indietro.

Dunque? Dunque, un po’ di attrito nella nostra vita male non fa. Come sempre, dobbiamo porci obiettivi impegnativi ma fattibili. Un obiettivo troppo piccolo rischia di non essere motivante, uno troppo grosso potrebbe portarci alla frustrazione, a cercare scuse per non porcene di nuovi. Una sana via di mezzo spesso si rivela la strada migliore.

Amare il viaggio

Spesso ci corrucciamo perché le cose vanno “male”, cioè diversamente da come vogliamo noi, o per essere più precisi, diversamente da come pensiamo che dovrebbero andare.

Ci eravamo fatti un’opinione di come le cose dovevano essere per compiacerci. Ma, facciamoci caso, quando le cose vanno sempre “bene”, alla fine ci annoiamo. E il motivo è semplice: non impariamo niente, non cresciamo.

Allora, forse conviene amare il viaggio, ovvero capire che, per esempio, anche dalle cose che vanno “male” possiamo imparare qualcosa, ed anzi sono gli unici momenti in cui impariamo qualcosa.

Il Nuovo e il Bello

È lo slancio verso il Bello e il Nuovo a guidarci, affinché esso ci consenta di ristabilire la naturale Armonia con l’Uno.

(Salvatore Brizzi, “Officina Alkemica“)

Ogni giorno bisognerebbe cercare qualcosa di bello e qualcosa di nuovo, esattamente come ai matrimoni si porta qualcosa di blu, qualcosa di vecchio e qualcosa di prestato.

Il perché di tutto questo è ovvio: sia nel Bello che nel Nuovo troviamo la possibilità di ampliare la nostra mente. Di avere quindi più frecce al nostro arco. È la prova provata che non siamo obbligati a vivere per sempre la stessa situazione, se non ci aggrada.

Statico e dinamico

Quando ci sentiamo spossati e/o disperati è perché la nostra mente si è ristretta, e non vede altre possibilità che quelle che ci fanno soffrire. Possiamo dire che ci troviamo in una situazione statica, che ci rinchiude in una sorta di circolo chiuso.

Il circolo chiuso è quello che chiamiamo tecnicamente di-sperazione, cioè la cessazione della speranza. Riteniamo che il nostro problema non abbia soluzione.

Si tratta in realtà di un’opinione. Come sempre, non esiste una realtà oggettiva, ma soltanto quella che creiamo nella nostra mente mettendo insieme dei dati in modo più o meno raffazzonato e imperfetto.

E’ una situazione molto comoda, perché ci de-responsabilizza, cioè ci toglie di dosso la respons-abilità. Non è colpa nostra se le cose vanno “male” (cioè, diversamente da come vogliamo noi). E’ colpa “loro”, o del “mondo”. Quindi, a noi non resta altro da fare che lamentarci e puntare il dito.

Molto economico dal punto di vista dell’energia. Peccato che così facendo le nostre possibilità si riducono sempre di più, perché non esercitiamo i nostri muscoli proattivi, che come tutti i muscoli non esercitati tendono ad atrofizzarsi.

Quando siamo in una condizione dinamica è tutto un altro paio di maniche. Non c’è più spazio per la di-sperazione, perché la nostra mente si allarga e comprendiamo che per ogni “problema” (situazione che non ci piace) ci sono infinite soluzioni, di cui alcune semplicemente geniali.

Entrare in una condizione dinamica è, come tutto il resto, una questione di allenamento. Cominciare da piccolissime cose e cambiare abitudini in modo progressivo. Metodo poco in voga oggi come oggi, dal momento che viviamo nell’epoca del “facile e veloce”.

Entrare in uno stato dinamico è invece un lavoro che tendenzialmente è destinato a durare tutta la vita. Forse per questo la maggior parte delle persone abbandona ben presto il campo, non vedendo risultati immediati.

P.A.C. – Piccoli Atti di Coraggio

Forse conoscete i Pac, i Piani di Accumulo Capitale. Si tratta di mettere da parte ogni mese una cifra, anche piccola, che nel corso del tempo, grazie agli interessi composti, può portare a una disponibilità di capitale anche importante.

Lo stesso, secondo la mia esperienza, succede nel campo dello sviluppo personale. Quando ho ottenuto qualcosa di importante, in genere è stato frutto di quelli che potremmo chiamare Piccoli Atti di Coraggio.

Proprio così. Dal momento che l’Universo è costante,  a volte impercettibile cambiamento, è semplicemente ovvio che possiamo sempre intervenire sui processi in corso nella nostra realtà. Questo si fa a piccoli passi, come sempre.

Spesso dimentichiamo il potere dei piccoli passi. Si pensa che per ottenere quello che vogliamo occorra fare sforzi giganteschi. Questo perché non pensiamo di spezzettare l’obiettivo in obiettivi più piccoli. Dimentichiamo che ogni cosa, per quanto complessa sia, è composta di cose semplici. 

Viceversa, se ci ricordiamo di questo fatto, comprendiamo che quando qualcosa ci sembra complesso è solo perché va suddiviso in passi più semplici. 

Pulizie di primavera

Ci sono momenti in cui semplicemente bisogna togliersi polvere e ragnatele dal cervello. Come minimo. Poi, ripensandoci bene, la nostra mente somiglia in effetti a una specie di magazzino. Avete presente quando cominciate ad ammucchiare cianfrusaglie, e dopo un po’ ne viene fuori un guazzabuglio terrificante?

Rimettere in ordine è impegnativo, ma necessario. In casa prendiamo una ramazza. Con la nostra mente non è molto diverso. Ci prendiamo un momento per raccoglierci, magari con foglio e penna, e cominciamo con una domanda ben precisa.

Qual è, in questo momento, il mio problema più grande?

Subito dopo, questa domanda dovrebbe diventare:

Qual è, in questo momento, la mia sfida più interessante?

Questo passaggio è molto utile. Infatti, un problema è una seccatura, mentre una sfida è qualcosa di eccitante, qualcosa che ci fa crescere. Questione di parole? Certamente. Ma come vi fa sentire la parola “problema” rispetto alla parola “sfida”?

Sarete d’accordo con me che la vibrazione cambia completamente.

Un passo avanti con i debiti e le finanziarie

Ho pensato fosse interessante condividere l’esperienza che sto vivendo da un anno a questa parte con i finanziamenti. Premetto che non si tratterà di un post polemico. Trovo che i finanziamenti siano uno strumento formidabile per realizzare progetti altrimenti improponibili. Occorre però utilizzarli con intelligenza, intesa nel senso etimologico del termine, che viene da intelligo, cioè, “capisco”.

Quando si capisce come funziona qualcosa, quali sono le leve che possiamo muovere, ecco che dall’indefinito si passa al concreto e di conseguenza lo stress si allenta. Molti davanti a rate e finanziamenti, come si dice, se mettono paura. In realtà, quello che a me è servito parecchio per ridurre questo senso di soffocamento è il prendere coscienza del fatto che le finanziarie non vogliono la vostra rovina. 

Dico davvero. Tanto per cominciare, sanno benissimo che, statisticamente, alcuni clienti non completeranno i pagamenti previsti. Magari un giorno scriverò un post anche su questo, ma per ora ci basta sapere questo come un dato di fatto.

Naturalmente, non è un invito a saltare intenzionalmente i pagamenti delle rate. Un impegno deve essere un impegno. Tuttavia, è bene sapere che se quando ci sono difficoltà si mantengono aperte le linee di comunicazione, anche proponendo delle alternative, è difficile che si creino dei problemi veramente grossi. L’essenziale, e lo ripeto ancora una volta perché è un concetto fondamentale, è non farsi prendere dal panico.

Ci sono infatti dei margini su cui lavorare. Per esempio, si può pensare che saltare la rata di un finanziamento fosse una specie di peccato mortale. Magari mi mandavano qualcuno sotto casa a minacciarmi. Probabilmente succedeva in passato. Adesso, lo dico per esperienza, mandano degli Sms o al limite telefonano. Normale che lo facciano, siamo noi in difetto. Ma questo non significa che dobbiamo preoccuparci più del necessario. 

Quello che conta è decidere come comportarsi. Per esempio, per quanto mi riguarda può valere la pena pagare una piccola mora sulla rata se questo mi consente di organizzarmi in modo da poter posticipare di qualche giorno ed avere qualche soldo per le spese correnti. Ho stabilito delle priorità. Sono convinto, infatti, che senza delle priorità e un minimo di programmazione non si vada da nessuna parte, nemmeno con tanti soldi. Figuriamoci quindi se sono pochi. 

Per quanto riguarda le priorità, poi  ognuno ha le sue. Di seguito vi elenco quelle che sono venute fuori a  me.

  1. Casa. L’affitto in primis, ma anche le spese condominiali. Occorre avere un tetto sopra la testa, almeno secondo me. Invece, la bolletta dell’elettricità (la “luce”) mi sembra così contenuta che non c’è neanche da preoccuparsene. 
  2. Alimentazione, manutenzione del corpo.  Mi piace mangiare, da sempre. Mangiare qualcosa di buono migliora lo stato d’animo. Quindi, le spese alimentari vanno certo tenute sotto controllo, ma senza infliggersi delle punizioni. Lo stesso dicasi per igiene personale, vestiti, scarpe, parrucchiere ecc. 
  3. Investimenti. Se abbiamo dei debiti con le finanziare è perché non siamo abbastanza “intelligenti” dal punto di vista finanziario. Lo so, abbiamo sempre pensato di gestirci al meglio, ma evidentemente non era così. Quindi, dobbiamo rimboccarci le maniche e cominciare a capire come funzionano i soldi, a farli lavorare per noi. Anche qui, è un cammino totalmente personale. Posso dirvi solo come faccio io: prima di comprare qualsiasi cosa, cerco di capire se mi serve davvero. Poi, mi sforzo di mettere da parte dei soldi. In un barattolo, metto tutti i giorni qualche spiccio. La chiave sta nell’espressione “tutti i giorni”. Infatti, si tratta di creare l’abitudine di metter via e dimenticarsi di avere quei soldi, che escono dal vortice della spesa. Con quei soldi, investo principalmente nel Forex e  nelle azioni. Ma questo vale per me, per quello che gli esperti chiamano il mio “profilo di rischio”. Bisogna sperimentare, uscire dalla zona di comfort, sgranchire il cervello un po’ ogni giorno, creare nuove connessioni, allargare la nostra mente. 
  4. Pagare le finanziarie. Il punto precedente era lunghino, perché in effetti uno degli scopi della nostra vita dovrebbe essere diventare più abili in questo campo, come del resto anche nel gestire la nostra mente e le nostre relazioni con gli altri. Comunque, questo è un altro discorso. Una volta sistemati i punti precedenti, passiamo a pagare le rate. Se possiamo pagarle puntualmente, ottimo. Risparmieremo dei soldi. Diversamente, nello stilare il nostro budget decidiamo in quale ordine pagare, e facciamolo, senza farci intimidire da Sms e telefonate. Quando ci telefonano, facciamogli capire che intendiamo pagarli e che  stiamo gestendo un budget. Se ci facciamo sentire sicuri, è matematico che apprezzeranno questo nostro atteggiamento e si troveranno delle soluzioni. Un consiglio aggiuntivo: non fatevi spaventare se alcuni addetti al call center possono a volte sembrare bruschi: sono abituati ad avere a che fare con persone che non pagano perché non sanno gestire il loro denaro,  e che inventano scuse improbabili dando l’impressione che non pagheranno mai. Noi siamo diversi: abbiamo tutta l’intenzione di pagare i nostri debiti, e ci stiamo sforzando di prendere in mano le redini delle nostre finanze. Vi posso assicurare che con un atteggiamento del genere le finanziarie vi adoreranno e saranno molto più “soft” nei vostri confronti.

Ovviamente, usiamo questo sistema per sbrogliare la matassa e non per approfittarcene. 

Quale denaro investire?

Sono sempre più convinto che il denaro per gli investimenti deve venire dai risparmi. Ovvero, occorre individuare qualcosa di superfluo (che c’è sempre). Si tagliano le spese sul superfluo, e il risparmio che ne deriva va negli investimenti.

Invece, sono sempre più convinto che non bisogna investire denaro che ci serve per la sussistenza o per impegni a breve termine. Rischiamo infatti di doverli disinvestire quando il nostro investimento è in perdita, perdita che andiamo a consolidare.

Finché non disinvestiamo, infatti, la nostra perdita è soltanto virtuale. Un numero che vediamo sullo schermo, e che non ci deve creare alcun tipo di panico. Il trucco è avere la possibilità di attendere finché non torna in attivo e raggiunge l’obiettivo che ci eravamo prefissi.

Se invece abbiamo bisogno di quei soldi per mangiare, può succedere che ci troviamo a doverli tirare fuori nel momento “sbagliato”. Metto “sbagliato” tra virgolette perché in effetti succede solamente che usciamo da un investimento con una rimessa. Rimessa che potremmo benissimo in futuro recuperare con un altro investimento, se rimaniamo lucidi.