C'è la nebbia? Metti la prima e avanti piano

Nonostante tutta la motivazione, la fede e la buona volontà di questo mondo, càpitano ugualmente dei periodi in cui ci sentiamo smarriti, e abbiamo la sensazione di non andare da nessuna parte. Una situazione che possiamo paragonare al camminare nella nebbia. Cosa possiamo fare in una situazione del genere…

Non sai come procedere? Procedi.

Pensiamo a come ci si comporta in auto quando incontriamo un banco di nebbia. L’autostrada (e la nostra destinazione) sono ancora là fuori, solo che la nebbia ci impedisce di vederle. Possiamo certamente fermarci alla prima stazione di servizio, e poi aspettare che la nebbia si alzi. Oppure semplicemente andare avanti, Ma in ogni caso, eccoci qui: bisogna, per un tratto almeno, avanzare nella nebbia.

E’ evidente che nella nebbia non si può andare a 110 come quando la nebbia non c’è. Dobbiamo adeguare la nostra velocità a quello che riusciamo a vedere (sempre che ci interessi rimanere in sicurezza: c’è chi va lo stesso a 110 nella nebbia, ma questo è un altro discorso). Quindi procediamo a 40/50, aguzzando la vista.

Lo stesso succede nei nostri momenti di smarrimento. Cerchiamo di ricordarci che i nostri obiettivi sono sempre lì, non sono scomparsi. E’ solo che in questo momento non li percepiamo perché per qualche motivo nella nostra mente è calata una sorta di nebbia. In questo caso, procediamo mettendo, classicamente, un piede davanti all’altro. Raccogliamo nuovi dati, e rimaniamo fiduciosi nelle nostre risorse. Aspettiamo che la nebbia, come sempre fa, prima o poi si alzi.

Precisiamo!

La chiarezza di intenti e di obiettivi è fondamentale per vivere una vita piena e ricca di senso. Fateci caso, quando siamo poco entusiasti è perché in genere abbiamo degli obiettivi sfuocati. Insomma, non sappiamo come sbrogliarcela.

Quando la Matassa si impadronisce della nostra mente, quando ci sono troppe cose che si contendono le nostre energie, è facile pensare di aver perso la strada, e cadere in uno stato di incertezza, in un senso di inadeguatezza che può portare a una caduta di autostima. Il che non è esattamente il massimo. Cominciamo a immaginare degli scenari terrificanti. Ma questo sarebbe il meno. Il punto è che questi scenari sono anche molto confusi.

Infatti, se qualcuno ci chiedesse che cosa temiamo esattamente, la maggior parte delle volte non sapremmo dirglielo. Sentiamo come una nuvolona nera nera che incombe su di noi. Il punto è che questa nuvolona non ci serve a nulla. Ci stanca senza produrre risultati utili. Anzi, facciamoci caso: ci spinge a fare delle azioni controproducenti, delle solenni cazzate.

Questo perché la nuvolona è fatta di cose che pensiamo di non poter affrontare. Davanti alle situazioni che si annidano nella nuvolona riteniamo di non riuscire ad essere respons-abili, cioè capaci di rispondere.

E’ bene notare che si tratta di una nostra opinione. Infatti, in primo luogo si tratta di un nuvolone, quindi di un qualcosa di confuso, incerto, sfuocato. Come si può essere respons-abili davanti a qualcosa che non conosciamo?

Ne deriva che per stare meglio, per essere respons-abili, dobbiamo conoscere meglio il nuvolone, farci amicizia e quindi spezzettarlo in nuvoloncini più piccoli, sempre più piccoli, fino a trovare un mini-nuvoloncino che possiamo gestire. Che ci spaventa ancora un po’, ma non come il nuvolone originale.

Di questo mini-nuvoloncino dobbiamo adesso considerare ogni aspetto. Dal momento che ci spaventa solo un po’, possiamo avvicinarlo e vederlo nei dettagli. In cosa consiste esattamente? Cosa c’è dentro? Un problema di lavoro, di amore, di denaro?

Cerchiamo di vederlo come fosse un film. Quali immagini evoca, quali suoni, quali sensazioni? Davvero è una situazione di fronte alla quale non riusciamo ad essere respons-abili? In tal caso, dividiamolo in nuvoloncini ancora più piccoli, finché sentiamo che con un po’ di impegno possiamo imparare qualcosa, e diventare quindi più respons-abili.

Liberarsi dalla rabbia e dalla frustrazione

La frustrazione sembra essere la vera radice della nostra epoca. Ognuno di noi vuole cose, sempre più cose, e quando le ottiene ne vuole ancora altre. Arriva il momento in cui ritiene di non poter avere quello che vuole, ed ecco che nasce la frustrazione.

Attenzione al verbo “ritiene”. La frustrazione infatti si basa spesso su una pura e semplice opinione. Noi non sappiamo davvero se possiamo o no ottenere quello che vogliamo. Semplicemente, in un dato momento siamo convinti di non poter avere quella data cosa.

Il punto è che spesso questa idea, questa opinione, diventa così convincente per noi, che la consideriamo una verità assoluta. E qui scatta la fregatura. A tutti gli effetti, ci autolimitiamo. Entriamo in un loop che ci porta a trovare sempre più prove del fatto che quella data cosa non potremo mai averla.

Da qui nasce la rabbia. Contro noi stessi, perché ci consideriamo incapaci e indegni, e contro gli altri, un po’ perché invidiamo coloro che hanno le cose che vorremmo avere noi, e un po’ perché siamo convinti che se stiamo male “la colpa” sia “del mondo”. Ovvero di un’entità sfocata, indistinta ed astratta che, per qualche misterioso e sopratutto irrimediabile motivo “ci vuole male”.

Ricordiamoci adesso del fatto che si tratta di un’opinione, di una nostra idea. Come tutte le opinioni, può essere semplicemente basata su dati falsi o incompleti. Personalmente, mi è capitato più volte di raggiungere obiettivi che ritenevo di non poter ottenere.

In generale, è accaduto quando, nonostante il mio scetticismo, ho fatto un passo avanti, ho inserito nell’equazione un piccolo atto di coraggio. Scoprendo così, di nuovo, che ogni obiettivo, anche il più grande, è fatto di piccoli passi.

Il trucco sta nel saperlo suddividere in tappe gestibili, e nell’agire anche se siamo immersi nello scetticismo. Anzi, sopratutto in quei casi.

Il Nuovo e il Bello

È lo slancio verso il Bello e il Nuovo a guidarci, affinché esso ci consenta di ristabilire la naturale Armonia con l’Uno.

(Salvatore Brizzi, “Officina Alkemica“)

Ogni giorno bisognerebbe cercare qualcosa di bello e qualcosa di nuovo, esattamente come ai matrimoni si porta qualcosa di blu, qualcosa di vecchio e qualcosa di prestato.

Il perché di tutto questo è ovvio: sia nel Bello che nel Nuovo troviamo la possibilità di ampliare la nostra mente. Di avere quindi più frecce al nostro arco. È la prova provata che non siamo obbligati a vivere per sempre la stessa situazione, se non ci aggrada.

P.A.C. – Piccoli Atti di Coraggio

Forse conoscete i Pac, i Piani di Accumulo Capitale. Si tratta di mettere da parte ogni mese una cifra, anche piccola, che nel corso del tempo, grazie agli interessi composti, può portare a una disponibilità di capitale anche importante.

Lo stesso, secondo la mia esperienza, succede nel campo dello sviluppo personale. Quando ho ottenuto qualcosa di importante, in genere è stato frutto di quelli che potremmo chiamare Piccoli Atti di Coraggio.

Proprio così. Dal momento che l’Universo è costante,  a volte impercettibile cambiamento, è semplicemente ovvio che possiamo sempre intervenire sui processi in corso nella nostra realtà. Questo si fa a piccoli passi, come sempre.

Spesso dimentichiamo il potere dei piccoli passi. Si pensa che per ottenere quello che vogliamo occorra fare sforzi giganteschi. Questo perché non pensiamo di spezzettare l’obiettivo in obiettivi più piccoli. Dimentichiamo che ogni cosa, per quanto complessa sia, è composta di cose semplici. 

Viceversa, se ci ricordiamo di questo fatto, comprendiamo che quando qualcosa ci sembra complesso è solo perché va suddiviso in passi più semplici. 

Pulizie di primavera

Ci sono momenti in cui semplicemente bisogna togliersi polvere e ragnatele dal cervello. Come minimo. Poi, ripensandoci bene, la nostra mente somiglia in effetti a una specie di magazzino. Avete presente quando cominciate ad ammucchiare cianfrusaglie, e dopo un po’ ne viene fuori un guazzabuglio terrificante?

Rimettere in ordine è impegnativo, ma necessario. In casa prendiamo una ramazza. Con la nostra mente non è molto diverso. Ci prendiamo un momento per raccoglierci, magari con foglio e penna, e cominciamo con una domanda ben precisa.

Qual è, in questo momento, il mio problema più grande?

Subito dopo, questa domanda dovrebbe diventare:

Qual è, in questo momento, la mia sfida più interessante?

Questo passaggio è molto utile. Infatti, un problema è una seccatura, mentre una sfida è qualcosa di eccitante, qualcosa che ci fa crescere. Questione di parole? Certamente. Ma come vi fa sentire la parola “problema” rispetto alla parola “sfida”?

Sarete d’accordo con me che la vibrazione cambia completamente.