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Serenità

lao_tzu_-_project_gutenberg_etext_15250L’universo intero si arrende ad una mente tranquilla.
Lao Tzu.

Alla fine, qual è lo scopo di tutto quello che facciamo? Essere soddisfatti. Se ci diamo molto da fare, ma la soddisfazione latita, cosa possiamo fare? Possiamo essere sereni.

Cos’è la serenità? E’ quello stato d’animo che non dipende dai risultati. Sappiamo che stiamo facendo del nostro meglio, e che se in questo momento non stiamo ottenendo esattamente quello che volevamo, sicuramente stiamo imparando. Stiamo acquisendo dei modi di pensare e delle abitudini che ci saranno utili in seguito.

Insomma, nella vita o vinci o impari. Ne deriva che, per una mente bene organizzata, il tempo non è mai “perso”, ma “investito”. Questo a patto che impariamo a gestire i nostri stati d’animo, scegliendo sempre di rapportarci con il resto del mondo nel migliore dei modi.

In questo modo arricchiamo sempre di più quella che potremmo chiamare la nostra cassetta degli attrezzi. Ovvero, acquisiamo la consapevolezza di poter gestire le situazioni che ci si possono presentare. Questo fatto, e l’allenamento a scegliere le nostre reazioni a quello che accade, ci portano a una serenità sempre maggiore.

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Ma quante cose fai?

kaliQuando le persone mi chiedono cosa faccio,  comincio a descrivere le mie attività, e a un certo punto mi fermano esclamando: ” Ma quante cose fai???

La convinzione diffusa infatti è che una persona per vivere debba fare una data cosa x, punto e basta. Se faccio il bancario, faccio solo il bancario, così il meccanico, il macellaio, l’impiegato eccetera. Il percorso di vita ideale sembra essere:  nascita—->buoni voti a scuola—>posto fisso—>pensione—->morte

Per un certo periodo tutto questo è parsa una mappa corretta del territorio, un modo giusto di interpretare la realtà. E ha funzionato per una o forse due generazioni di persone.

Prima e dopo, cioè adesso, non è più cosi. Come insegnano i formatori finanziari, in particolar modo Robert Kiyosaki, adesso non è più così. E neanche prima di queste due generazioni. In sostanza, il modello “entro-in.un-azienda-e-ci-arrivo-alla-pensione” è stato valido solo per un periodo di tempo che, tutto sommato, dal punto di vista storico è abbastanza breve.

In questo momento le cose stanno diversamente. Occorre essere imprenditori nell’animo . Anche quando ci capita di essere dipendenti, dobbiamo essere consapevoli che non si può contare sul posto cosiddetto fisso. Dobbiamo avere obiettivi di fatturato sviluppare intelligenza finanziaria. Ovvero, capire quali sono le tecniche per gestire il denaro. Senza contare che è utile anche sforzarsi di acquisire nuove competenze.

Questo è il motivo per cui cerco sempre di avere più gambe finanziarie. In questo post (che minaccia di diventare chilometrico) mi propongo di illustrare quali sono queste gambe e perché le ho scelte. Magari potrà essere utile a qualcuno. Sicuramente sarà utile a me per un po’ di introspezione.

Multi Level Marketing.  Costruire reti di consumatori, ed essere pagati per questo. Ritengo che sarà la mia (congrua) integrazione pensionistica. A parte questo, trovo che sia fantastico per chi, come me, la vendita non sa neanche dove sta di casa.

L’unica fregatura di questo tipo di attività è che è libera. Facile da fare, ma anche facile da non fare. Per ottenere risultati è assolutamente necessario uscire più o meno velocemente dalla nostra zona di comfort.

E’ un’attività assolutamente per tutti. Non richiede titoli di studio, non sta a vedere se sei uomo, donna, altro, bianco, nero, giallo o a pallini. Costa pochissimo iniziarla, la puoi gestire come vuoi. Nessun capo che ti sfiata sul collo.

Se vuoi sapere nel dettaglio come funziona io e la mia upline saremo lieti di spiegartelo. Scrivimi a notiziedalivorno(at)gmail.com

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Giornalismo:  La radio è sempre stata la mia passione, si può dire, fin da neonato.  Da piccolo uccidevo i miei genitori mettendo i dischi nel mangiadischi  e parlandoci sopra.

Non c’era nessuna garanzia che un giorno potessi arrivare da qualche parte in questo modo, anche perché facevo ‘sti numeri prima ancora che in Italia si avesse idea che sarebbero arrivate le radio private.

Eppure. Ci ho messo un tantino, ma prima sono riuscito a diventare uno speaker professionista, poi un giornalista, sempre professionista, poi ad entrare in graduatoria per un’eventuale assunzione in Rai,  che  si è concretizzata alla fine del gennaio 2017.

Devo dire che nemmeno io mi aspettavo di arrivare così lontano. Evidentemente, la politica del fare un passo avanti funziona.

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Investimenti:  – Come dice giustamente Jim Rohn, “Profit is better than wages” , ovvero “Il profitto è meglio dello stipendio.”  Bene lavorare, bene darsi da fare, ma se non impariamo a gestire i soldi  rischiamo di non creare mai del cashflow, ovvero di non mettere mai nulla da parte, e quindi di non imparare mai ad investire.

E’ bene notare che per investire non esiste una formula magica. O per essere più precisi, ne esiste una per ciascuno di noi. Dobbiamo studiare. Cercare di capire come funzionano gli strumenti di investimento, magari rubando qualche ora alla televisione.

Forex  -Azioni -Tecniche di risparmio

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Immobiliare. Questo è un campo dove in realtà sto appena cominciando a mettere il naso. In realtà, da qualche anno ho superato l’esame in camera di commercio per mediatore, ma non ho mai esercitato. Il motivo è molto semplice: la legge impone ai mediatori immobiliari di esercitare il mestiere in esclusiva. Insomma, non puoi fare altro.

Lo fa per garantire qualità per il consumatore, senza dubbio. Io però l’ho sentita come una limitazione.  All’epoca poi (2007) stavo avendo discrete soddisfazioni come giornalista, per cui lasciai perdere. Ancora oggi sono dello stesso parere, e semmai entrerò nel settore come procacciatore d’affari o addirittura come investitore in proprio. Come immobiliarista, più che come agente immobiliare.

Il campo è sicuramente complesso, con tutta la burocrazia e le leggi che lo caratterizzano. Ma proprio per questo rappresenta una sfida interessante. Quantomeno uno stimolo ad imparare cose nuove ogni giorno. Senza contare che ci sono persone che ci campano, e può essere interessante approfondire come fanno.

 

 

L’unica malattia veramente mortale

cerottoQuando capita di avere un congiunto in ospedale si ha l’occasione di riflettere sulla relativa fragilità del nostro corpo. E si imparano moltissime cose.

In ospedale ci si sente sradicati dal proprio ambiente. E questo al di là dell’encomiabile impegno del personale sanitario, che ho avuto modo di riscontrare in più occasioni.

So bene che l‘argomento malattia e morte nella nostra società è un vero e proprio tabù. Ma d’altra parte sono situazioni che fanno parte della nostra condizione umana. Ritengo pertanto che sia meglio conoscerle e gestirle che ignorarle, e lasciare che ci disturbino dal fondo del nostro subconscio, manifestandosi di quando in quando con le simpaticissime crisi di panico, ovvero di paura non si sa di che.

Del resto, abbiamo un corpo, e il corpo si può ammalare. Il lato positivo è che possiamo imparare a conoscerne il funzionamento, e quindi capire come trattarlo meglio.

Questo anche quando, per una serie di circostanze, ci troviamo alle prese con una malattia, ovvero un malfunzionamento di qualche organo del nostro corpo. Anzi, spesso succede che proprio quando ci si ammala si ha l’occasione di imparare qualcosa.

Prendiamo l’infarto. Perfino la parola mette paura. Eppure, quante volte ho sentito di persone che, proprio dopo questo evento ritenuto così spaventoso, hanno imparato a rispettare il proprio corpo, migliorando il loro stile di vita  e quindi, diventando tecnicamente più sani di prima.

Che dire di un tumore? Altra parola terrificante, che suona come una condanna. Tuttavia, anche qui di altro non si tratta che di un malfunzionamento del nostro corpo, che in molti casi può essere gestito piuttosto bene, garantendo a chi si ammala un aspettativa di vita pari a quella di una persona perfettamente sana.

L’unica malattia veramente mortale è arrendersi, ovvero rinunciare a gestire le nostre emozioni, lasciarsi travolgere dal caos. Tutto il resto è fuffa.

Pensiero e memoria, ovvero l’arte del pensare in avanti

freccia_avantiPer procedere nella vita bisogna pensare.

Direte voi, ma io penso continuamente. Il punto è che spesso non si pensa. ma si ricorda. Ovvero, ci rigiriamo nella testa delle situazioni passate, cioè dei ricordi. Preferibilmente, ricordi di momenti in cui abbiamo fallito. Il che, come si comprenderà, non è una buona idea, se vogliamo crescere come persone.

Ma allora, cosa significa pensare? Vuol dire pensare attivamenteovvero immaginare la situazione che vogliamo creare piuttosto che quella in cui ci troviamo.

Non è complicato. Si tratta in definitiva di cambiare abitudini. Infatti, se “pensare all’indietro” è un’abitudine, possiamo invece sviluppare l’abitudine di “pensare in avanti“.

Come sempre, non si tratta di spingere un bottone o ingoiare una pillola. Pensare in avanti presuppone (e aridaje) che uno si prenda la responsabilità della propria vita.  Ovvero, che decida di rispondere in modo costruttivo a quello che ci succede tutti i giorni.  Diversamente, continueremo a generare la realtà in cui viviamo.

Cattivi pensieri

Occorre mettere il maggior impegno possibile nel liberarsi dai cattivi pensieri. Ovvero quelli che limitano le nostre possibilità. In effetti è strano come siamo abilissimi a concepire pensieri del genere. Ci viene molto facile. Mi sono sempre chiesto perché.

C’è chi sostiene che si tratta di un vero e proprio complotto. Che i mass media, guidati magari dall’èlite dell’Occhio-Che-Tutto-Vede o dai Rettiliani, ci imbottiscono di messaggi subliminali tesi a minare dalle fondamenta la nostra fiducia in noi stessi.

Può essere.  A mio modo di vedere pensare in negativo ci rende la vita più facile perché possiamo scaricare su qualcun altro la responsabilità della nostra vita, che invece dovremmo tenere ben salda nelle mani.

Non solo. Ogni pensiero infatti comporta un dispendio di energia, e sarebbe meglio spenderla in pensieri di amore e possibilità. Anche perché, per la Legge dell’Attrazione, pensieri negativi tendono a creare o a perpetuare situazioni negative. Come si dice, non attrai quello che vuoi, ma quello che sei. Di conseguenza, se vuoi per esempio diventare ricco, devi prima sentirti ricco.

Vivere bene il nostro tempo

Sono sempre più convinto che, in ogni senso, la vita non ha a che fare con la  quantità, ma con la qualità.  Tutto comincia con la qualità dei nostri pensieri. Se sono di buona qualità, andiamo verso la realizzazione. Se sono scadenti, andiamo verso una sorta di limbo in cui regnano la scontentezza e la delusione.

Certo, non è facile mantenere alta la qualità dei nostri pensieri. Da quello che ho capito, dipende dal fatto che essere negativi pare essere molto più semplice che essere positivi. Credo che essere negativi ci tolga le responsabilità.

Infatti, se pensiamo cose tipo il mondo ce l’ha con me, ecco che non siamo più noi a creare la situazione in cui ci troviamo. Possiamo beatamente sprofondare nei nostri problemi, sperando che qualcuno decida di darci una mano. Il che può anche succedere, come no.

Se invece ci assumiamo sempre la responsabilità davanti a quello che ci succede, ecco che davanti a noi si spalancano migliaia di possibilità Soprattutto, impariamo a risolvere i problemi anzichè lasciare che ci sopraffacciano. Questo rende la nostra vita sempre interessante, al di là del fatto che abbiamo soldi, amore, salute oppure no.

 

 

Network Marketing: importanza degli incontri

incontroSpesso capita che le prime linee fresche di sponsorizzazione ti chiedano: “ma come mai vai sempre all’Open?”. La sottodomanda è: ma non basta andarci una volta?

La risposta che io do in genere è che gli incontri sono fondamentali. Questo per una serie di motivi:

  1. Dobbiamo formarci sia sui prodotti che sul piano di marketing. Certo, ci sono gli audio e i video. All’Open tuttavia abbiamo sempre informazioni aggiornate sui nuovi prodotti, sulle offerte e così via. Potremmo anche andare sui sito dell’azienda per questo, ma avere a disposizione i leader per eventuali domande veloci è sempre una buona cosa.
  2. Il sistema degli incontri, dall’Open settimanale al Seminario ogni trimestre, serve come acceleratore per la nostra attività. Specialmente quando la facciamo associandola a un altro lavoro, non abbiamo molto tempo per fare piani marketing a una persona alla volta. Molto meglio portare più persone all’Open, dove un leader esperto presenterà loro l’attività. Poi, per ciascuno massima libertà di decidere.
  3. Andare agli incontri significa fare gruppo, creare l’energia giusta perché la nostra attività proceda. Quando andiamo all’Open, e ancora di più al Seminario, vediamo il sistema all’opera, e acquisiamo maggiore consapevolezza di come funziona il nostro business. Senza contare che ci motiviamo a vicenda, il che fa partire un circolo virtuoso. Torniamo a casa più carichi, e con questa maggiore energia tendiamo ad ottenere risultati sempre maggiori.

 

 

Migliorare la qualità dei nostri pensieri

quality-assuranceMi capita a volte di pensare che non sto andando da nessuna parte, o magari addirittura di convincermi che sto andando dalla parte sbagliata. Il punto è che la situazione in cui mi trovo è generata dalle mie scelte, e le mie scelte nascono a loro volta dai miei pensieri.

Quindi, è importante che io stia molto, molto attento alla qualità dei miei pensieri. All’inizio mi sembrava paradossale, ma ne sono sempre più convinto: più è complicata la situazione in cui mi trovo, più è importante che la qualità dei miei pensieri sia la migliore possibile.

Ho scritto volutamente “la migliore possibile”, perchè spesso ho lasciato perdere a causa del mio innato perfezionismo.

Infatti, molto spesso mi sono fatto trasportare dalla tendenza al pessimismo perchè fondamentalmente la trovo più comoda. Se penso che comunque tutto andrà nel peggiore dei modi possibile, ecco che sono sollevato dalla mia respons-abilità, dalla mia capacità di rispondere in modo costruttivo a quello che mi succede.

In sostanza, mi sto convincendo sempre di più di due cose:

Migliorare la qualità dei pensieri non dipende dai risultati, anzi è la base per ottenerli in futuro. A cosa serve l’ottimismo quando tutto va bene? Dobbiamo essere capaci di aver fede soprattutto quando le cose vanno “male” (cioè, diversamente da come vogliamo noi).

Migliorare la qualità dei nostri pensieri è un’abitudine che può essere acquisita. Esattamente come si fa in palestra, possiamo cominciare con pesi piccolissimi per passare poi a pesi sempre più corposi. Fino a diventare dei veri campioni.

 

Film, “Quo Vado” di Gennaro Nunziante con Checco Zalone

A cura della Redazione Spettacoli 

16123915quo-vado-checco-zalone-poster-locandina-2015Checco Zalone su Amazon.it

In Italia il pubblico si divide in due categorie: quelli che hanno visto il nuovo film di Checco Zalone, Quo vado?, e quelli che ancora non lo hanno fatto. In sostanza è impossibile ignorare un fenomeno di queste proporzioni, destinato a stracciare ogni record di incassi del nostro paese.

Un primato che è stato accolto da numerose polemiche, legate all’invasione delle sale (una diatriba puramente commerciale, quindi) e alla bassa qualità del prodotto, con conseguente riflessione sulla crisi della nostro cinema, capace di raggiungere numeri ragguardevoli solo con proposte mediocri (e il discorso si fa quindi squisitamente etico ed estetico).

Chi vi scrive pensa che spiegare il successo di Zalone come trionfo della bruttezza tout court, accusando il pubblico di essere “basso e crasso” è una sconfitta in partenza. Gli spettatori mostrano il loro affetto ad una figura comica che hanno imparato ad apprezzare nel tempo e che non li deluderà, in termini di risate e situazioni paradossali. Sanno cosa aspettarsi da un film del genere e puntualmente vengono soddisfatti.

E’ un punto a favore di Zalone, a cui non si può certo rimproverare mancanza di furbizia. In questo caso, poi, le speranze sono riposte con maggiore efficacia, visto che la storia ha una marcia in più rispetto alle precedenti pellicole. Il protagonista, Checco, è un innamorato del posto fisso che a causa di una riforma governativa sarebbe costretto a lasciare. Riuscirà con faccia tosta, fortuna e oltraggiosa tenacia a mantenerlo. Salvo poi riflettere sul senso della vita a causa di una donna.

Non è un capolavoro, sia chiaro, ma in certi momenti Zalone (Luca Medici) riesce ad essere divertente e a operare una blandissima critica ad una generazione, ormai scomparsa, di privilegiati. 

Film: “Storia di una ladra di libri”, di Brian Percival

 A cura della Redazione Spettacoli 

Raccontare il dramma dell’Olocausto attraverso l’esperienza di una bambina speciale, una ragazzina che conosce il potere salvifico e la bellezza dei libri e lo “utilizza” quasi fosse una fata buona per prendersi cura delle persone a cui vuole bene. Liesel è la protagonista di Storia di una ladra di libri, film di Brian Percival tratto dal romanzo di Markus Zusak, La bambina che salvava i libri.

Malgrado la sua giovane età la bambina ha già sofferto per la separazione dalla madre, deportata perché comunista, e per la morte del fratellino. Arrivata a Berlino per essere adottata da Hans e Rosa Hubermann, Liesel vive quella situazione drammatica con il candore di una bambina, grazie all’amicizia di Rudi.
Un giorno nella sua nuova casa arriva Max, un ebreo fuggito dai rastrellamenti nazisti. Hans e Rosa, per debito di riconoscenza verso il padre del ragazzo, lo accolgono nella propria dimora. Costretto a nascondersi e debilitato da una malattia, Max diventa il nuovo amico di Liesel che gli legge storie dai libri sottratti alla biblioteca del borgomastro.
Opera gradevole e commovente, quello diretto da Percival è un film che pur senza guizzi stilistici riesce a commuovere profondamente e ci permette di inquadrare la Seconda Guerra Mondiale in un contesto più ampio, mostrandocela attraverso lo sguardo innocente di una bambina (la brava Sophie Nélisse) che difende la propria innocenza dalla violenza degli adulti.