Il potere del perdono

Uno dei modi più sicuri di perdere energia è essere risentiti verso qualcosa o qualcuno. E’ anche uno dei modi più facili per togliersi la respons-abilità di quello che ci succede. Trasferiamo all’esterno qualcosa che molto spesso è invece una nostra valutazione. 

Ecco perché il perdono ha una forza incredibile. Al di là del fatto che “l’altro” sia o meno davvero responsabile del nostro problema, riconosciamo che continuare ad odiarlo deforma la nostra vibrazione, la fa scivolare verso l’odio, e odiando è fatale diventare odiosi. Il che non ci rende certamente più facile la vita. 

Diversamente, se perdoniamo chi ci ha fatto del male (o pensiamo che ce lo abbia fatto) sblocchiamo la nostra energia, riportiamo la nostra vibrazione verso l’amore e la gioia. Il che amplia la nostra mente e ci rende aperti verso le opportunità che altrimenti non vedremmo, persi come siamo nel recriminare cose ormai passate. 

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Monopoli per millennials

Arriva una sorta di reboot anche uno dei giochi più classici del mondo, il Monopoli (o Monopoly, come viene commercializzato attualmente). Hasbro ha infatti annunciato una versione pensata per i Millennials, che notoriamente hanno un pessimo rapporto con il denaro.

Monopoly for Millennials sarà incentrato più sull’ accumulo di esperienze che di denaro.  Ad esempio, Parco della Vittoria è diventato un “Festival musicale di tre giorni”. Ironica la confezione, dove Mr. Monopoly si fa un selfie, e il motto  “Dimenticate il mercato immobiliare, tanto non potete permettervelo”.

E’ bene precisare che Monopoly for Millennials non sostituirà il gioco originale. Fa solo parte delle ormai tantissime versioni alternative che Hasbro produce ogni anno. La differenza sta nel ribaltamento del senso del gioco, in linea con la filosofia un po’ new age secondo la quale le esperienze e la conoscenza del mondo valgono più del denaro.

Idea che mi trova completamente d’accordo.Più si impara, più possibilità abbiamo di cavarcela nella vita. Con il denaro o senza. 

Fantasmini

Boooooooooooo!

Prendo spunto dall’ormai consolidata festa di Halloween per una piccola riflessione sulla natura dei fantasmi. Lasciamo perdere il dibattito sull’effettiva esistenza dell’anima. I fantasmi, anzi i fantasmini di cui voglio parlare non sono là fuori ma piuttosto dentro di noi.

Ovviamente, sto parlando dei ricordi, cioè delle esperienze che abbiamo vissuto. Molte passano senza lasciare traccia. Altrettante modellano i nostri percorsi mentali.

Proprio come i fantasmi della letteratura e dei film, questi particolari fantasmi non sempre sono spaventosi. Anzi, ce ne sono alcuni che hanno come mission rammentarci momenti piacevoli e che rafforzano la nostra autostima. Ci fanno sentire più forti, più abili. Incrementano le nostre risorse.

In genere, questi fantasmini sono un po’ come il Natale di Renato Pozzetto. Quando arrivano, arrivano. Esattamente come tutto il resto, come tutta quanta la cosiddetta realtà. Stiamo guidando e siamo di ottimo umore, quando improvvisamente cogliamo con la coda dell’occhio un cartellone pubblicitario.  La faccia del testimonial del profumo Phetor ci ticorda vagamente quella del capufficio. Zac! Ecco che il suo fantasma ci viene a far visita. Il tono del nostro umore precipita.

Oppure. Abbiamo avuto una giornata di quelle da dimenticare. Pioveva, faceva freddo, l’autobus ha tardato, facendoci arrivare tardi anche in ufficio. Il capo aveva a sua volta le balle in giostra e ci ha propinato una lavata di capo di proporzioni epiche, tirando giù tutte le madonne possibili e immaginabili. Dopo un pomeriggio pieno di pratiche più complesse di un’equazione a cinquanta incognite, usciamo dal lavoro più incazzati di un toro nell’arena. Mentre rincasiamo, da un altoparlante posizionato chissà dove ci arriva una canzone. Non una qualsiasi, ma una che ci ricorda una bellissima serata, un momento piacevolissimo passato da soli o in gradevolissima compagnia.

La visita di questo benevolo fantasma ci riempie di gioia. Di colpo il capo non è più così cattivo. Anche lui è umano, con i suoi problemi. Le pratiche saranno sì anche complesse, ma dopotutto si tratta del nostro lavoro, e si tratta soltanto di entrarci un po’ più addentro. Ogni cosa complessa alla fin fine è fatta di cose semplici. Gli autobus, si sa che a volte possono tardare. Magari sarebbe il caso di organizzarsi meglio, uscire in po’ prima  e prendere il precedente. Così magari scendo anche un paio di fermate prima, e faccio due passi a piedi. Morale: ci ritroviamo a fischiettare.

Siamo stati visitati da due fantasmi diversi. Che sono arrivati un po’ quando volevano loro. Ma quel che più conta è che abbiamo dato loro immediato ascolto. Eh si, perché – è attenzione, ora arriva la botta – noi abbiamo scelto di accogliere questi fantasmi. Lo abbiamo fatto inconsapevolmente, dandoli per scontati. Però, però… Pensandoci bene, non sarebbe una buona idea decidere consapevolmente a quali fantasmini dare ascolto? Io sceglierei il secondo. E voi?