Consapevolezza

Sganciare il giudizio dall’osservazione è il principio della consapevolezza. In generale, siamo molto veloci a dare giudizi sulle situazioni. Talvolta perfino troppo. Non è del tutto negativo: davanti a uno stimolo dobbiamo pur avere una reazione, e in genere meglio se è piuttosto veloce. Ma naturalmente il fatto che sia veloce non implica che sia anche giusta.

Questo capita soprattutto quando siamo immersi nella Routine, e perdiamo di vista i Valori. Sì, perché sono proprio i Valori che devono stare alla base della nostra vita, e dare senso alla Routine. Capita invece che, presi dal vortice degli impegni, ci concentriamo sui particolari anziché sul progetto che dovremmo sempre avere ben chiaro per la nostra vita.

Naturalmente, qualcosa dentro di noi cerca di tenerci desti, e comunica facendoci percepire una particolare sensazione qui, alla bocca dello stomaco, fino talvolta a convertirsi in bruciori e gastrite. Ed ecco l’importanza di ascoltare il nostro corpo, di chiedergli di tanto in tanto che cosa vuole comunicarci.

A volte si rinuncia a questa comunicazione per timore di perdere qualcosa, di scoprire che la situazione in cui ci troviamo non corrisponde al nostro ideale, anche se magari ci procura un senso di sicurezza. In realtà, se accettiamo di ascoltare i messaggi che ci arrivano dal corpo fisico e dalle emozioni, non perderemo nulla che non vogliamo davvero perdere. La trasformazione, se ci sarà, avverrà gradualmente e saremo sempre in grado di controllarla.

Non usciremo di certo a comprare le sigarette per non tornare mai più. Semplicemente, avremo una visione più ampia della realtà che ci circonda. Le scelte le faremo sempre noi, comportandoci da protagonisti, respons-abili di ciò che viviamo.

Il buon uso del malumore

Statisticamente, molti di noi sono spesso più o meno di malumore. Intanto, sgombriamo il campo: questo succede a tutti indistintamente, compresi i super-motivati a cui certo succede più sovente di svegliarsi bene la mattina e avere ben chiaro quali sono gli obiettivi di giornata. Pure loro, di tanto in tanto hanno i loro momentini.

Il perché di questo malumore diffuso ha molteplici ragioni che in questa sede, come sempre, non ci soffermeremo ad analizzare. Di certo, non si tratta di una condizione particolarmente vitale. Anzi, il malumore spesso peggiora talmente la qualità della nostra vita che ci porta a contrarre sempre di più i nostri spazi, in alcuni casi fino a ridurci a qualcosa di simile a zombie.

C’è chi si accontenta di una situazione del genere, e chi invece decide a un certo punto di fare l’ormai classico passo avanti. A costoro mi sento di proporre una mia esperienza personale. Dal momento che ci sono situazioni in cui non si riesce ad uscire dal malumore, trovo utile “spennellarne” un po’.

Proprio così: uso l’immaginazione per creare un metaforico pennello che uso per dare una mano di bianco, o di grigio se proprio il bianco non mi viene. Questa che può a prima vista sembrare una semplice fantasia funziona benissimo, almeno per me. Il malumore si riduce all’istante, e questo, come conseguenza immediata, consente lo sblocco di una notevole quantità di energia che altrimenti sarebbe stata assorbita e dissipata dal malumore.

Dal contenuto al contenitore…

Càpita a volte che ci sentiamo un po’ disorientati, che non abbiamo una idea chiara e distinta di ciò che è meglio fare. Questo spesso succede perché veniamo risucchiati dal vortice degli avvenimenti quotidiani, fatti principalmente di attività di poca importanza, e che comunque spesso hanno poco o niente a che vedere con i nostri veri obiettivi, con quello che siamo e quello che siamo veramente venuti a fare in questo mondo.

Ne deriva che ogni tanto occorre fare un passo indietro, salire di un livello, insomma allargare in qualche modo la nostra mente. Perché in definitiva c’è sempre qualcosa di altro, “là fuori”. Questo perché altrimenti rischiamo di rinchiuderci in un insieme di soluzioni che non funzionano, mentre invece può bastare un passo avanti oltre il confine dell’insieme per trovare una soluzione funzionante.

Insomma, si tratta di smetterla di confondere la nostra opinione sul mondo con la verità. Se ci identifichiamo con le nostre convinzioni finiamo per trascurare aspetti della realtà che potrebbero essere molto più in sintonia con noi e quello che siamo e vogliamo realmente.