Qui ed ora, ovvero l’arte di lasciar perdere

Quante cose si affollano nella mia testa/mente. Un garbuglio, guazzabuglio che alle volte sembra davvero inestricabile. Nodi e nodi e nodi e ancora nodi che a quanto sembra non possono essere sciolti.

Il mio corpo è in un dato posto, ma il mio pensiero è sempre da un’altra parte. Rimpiange il passato, teme il futuro. Così si consuma il presente, con la prospettiva di morire pieno di rimpianti. Se poi si muore veramente. Ma questo è un altro discorso.

Esiste un modo per uscire da questo stato di squilibrio continuo? Sono sempre più convinto di sì. Potremmo dire, con Krishnamurti, che dobbiamo cercare la verità. Che non è una verità intesa in senso teologico, si badi bene. Si tratta piuttosto di uscire dal rimpianto del passato e dal timore del futuro.

Fra l’altro, rimpianto e timore rappresentano solamente una nostra opinione, dal momento che non possiamo sapere come stanno davvero le cose. Si tratta inoltre di opinioni che non ci aiutano ad affrontare in modo adeguato le sfide che la vita ci pone.

Quindi, quando sentiamo che un obiettivo o un’intenzione non solo non ci motivano, ma ci fanno sentire sopraffatti, possiamo provare a scaricarcelo dalle spalle. Possiamo provare a lasciar perdere, almeno per il momento. Attenzione, non si tratta di rinunciare per sempre. Solo di prendere atto che in quel momento (e solo in quel momento) non abbiamo le competenze per arrivare lì.

Evidentemente l’obiettivo che ci sembra irraggiungibile e ci demotiva deve essere suddiviso in obiettivi più gestibili.

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Come diventare ottimi conversatori

Un piccolo trucco che ho scoperto nel corso del tempo è che per essere ottimi conversatori non occorre parlare molto. Anzi, al contrario sembra che funzioni molto meglio ascoltare attivamente e porre domande al nostro interlocutore. 

Questo offre diversi vantaggi. In primis, credo alleggerisca di parecchio l’ansia che di solito associamo all’intraprendere una conversazione. Non dobbiamo necessariamente essere noi a parlare e parlare, ma piuttosto facciamo parlare i nostri interlocutori.

In secondo luogo, facendo parlare gli altri si imparano tantissime cose. Non a caso molti autori considerano che abbiamo due orecchie e una bocca sola, il che vuol dire che è opportuno ascoltare il doppio di quanto parliamo. Ascoltando le storie delle persone, spesso veniamo a conoscenza di cose che magari non avremmo mai immaginato, e che potrebbero anche esserci utili.

Infine, conversando con le domande facciamo sentire importanti i nostri interlocutori. il che ci rende molto spesso assai simpatici. Chi conversa con noi rimarrà con l’impressione che siamo persone interessanti, con cui magari vale la pena di sviluppare una relazione. Insomma, porre domande è utile sotto tantissimi punti di vista, e rende molto più piacevole la conversazione.