Hotel Millestelle

È ormai la quinta sera di seguito che riesco a pagarmi una camera di pensione. Se devo essere sincero, anche i tipi dietro il bancone – un signore o una signora a seconda dei momenti – cominciano a guardarmi in modo diverso. La prima sera, probabilmente, erano stati infastiditi dal mio aspetto, e li posso pure capire. Ti trovi davanti uno con capelli e barba lunghi, i vestiti portati ormai da una decina di giorni, e in mano solamente un violino dentro la sua brava custodia. “Tutto occupato”, mi aveva detto il tipo senza guardarmi. Non me l’ero presa minimamente. Chi si è scottato con l’acqua calda, generalmente ha paura anche di quella fredda.

“E se pagassi anticipato, pensa che qualcosa da qualche parte si possa trovare?”

Lui fece come se l’avesse colpito una scossa elettrica. Alzò lo sguardo e parve pensieroso per un attimo.

“Fanno cinquanta. C’è anche il bagno.”

“Ottimo.”

Aprii la custodia del violino, e ne cavai la cifra richiesta. La faccia del tipo rimase arcigna, ma con meno convinzione. Mi porse la chiave. “Quarantaquattro, secondo piano.” Stavo ormai salendo le scale col violino sottobraccio, quando parve scuotersi da una qualche forma di torpore.

“Signore!?”

“Sì?”

“Guardi, da quella parte c’è l’ascensore, se preferisce.”.

Adesso sono qui che scrivo queste paginette di riflessioni. Già, perché sono perfino riuscito a comprarmi un quaderno e una penna. E so bene quanto sia importante mettere i pensieri su carta. Le parole sono come segnaletica che indica la strada alla nostra mente. Così, con questi semplicissimi mezzi scelgo di elencare le piccole conquiste che sto mettendo a segno giorno dopo giorno, e che probabilmente mi stanno dando più soddisfazione di quelle del tempo in cui ero uno stimato consulente finanziario, e vivevo ogni giorno sull’onda del successo e della performance. Magari un giorno finirà che dovrò rendere grazie per il crac dei mercati finanziari che ha travolto la mia come milioni di altre vite.

Anche perché, per quanto possa sembrare assurdo, l’aver iniziato a strimpellare il violino tantissimi anni fa mi si sta rivelando molto più utile della laurea magna cum laude alla Bocconi. Dopo il pignoramento della casa, quando fu chiaro che me ne sarei dovuto andare, una delle ultime sere feci una bella seduta di brainstorming. Partendo dal dato di fatto che per me sarebbe stato un vero trauma non avere più un tetto sopra la testa, che cosa potevo fare per rendere la situazione più gestibile?

La risposta veniva da sola. Di certo avrei dovuto mangiare, e altrettanto sicuramente sarebbe stato necessario vestirmi. Ma mi fu chiaro da subito che avrei limitato queste due esigenze allo stretto necessario. Oltre quel livello, tutte le mie forze sarebbero state dedicate ad avere un posto dove potessi ritirarmi la sera per fare il punto della situazione e ricaricarmi per portare avanti il programma dell’indomani.

D’accordo. Ma, le risorse di cui sopra, dove stavano? Certo, mi rimanevano ancora un po’ di soldi. A occhio e croce, avrebbero potuto bastarmi per un paio di mesi. Troppo poco. Occorreva inventarsi qualcosa, che non poteva certo essere la consulenza su azioni e bond. Fu allora che mi si accese la lampadina: il violino!

Erano mesi che non lo suonavo, ma nel tempo avevo continuato a strimpellare qualcosa ogni tanto, e a detta di molti non ero poi più scarso della media. Oltretutto, mi venne fatto di pensare a un fatto che mi era accaduto qualche mese prima. Mentre stavo per prendere la metropolitana, mi era capitato di soffermare lo sguardo su un busker, un musicista di strada, che nel caso specifico imbracciava una chitarra, strapazzando alla bell’e meglio “No woman no cry” di Bob Marley. A fianco aveva il fodero dello strumento, e mi ritrovai, non so perché, a fare una stima di quanti soldi quel tipo poteva mettere insieme in un giorno. E in un mese?

Stavo girando per la stanza come Zio Paperone nei fumetti. Cavoli, mi dicevo, vuoi vedere che davvero questa è la chiave per svoltare la situazione?

Nei giorni successivi ho cominciato a dedicare tutto il mio tempo allo strumento. La mattina appena sveglio, un’ora di riscaldamento. Poi via, alla stazione centrale, per una bella session. Suonavo i Beatles, “Penny Lane”, “Yellow Submarine”, insomma cose che tirassero su il morale, sia a me che a quelli che ascoltavano. Consideravo infatti assurdo chiedere soldi suonando roba strappalacrime come fanno in molti.

Ebbene, non so se fosse giusto il calcolo, o che altro. Fatto sta che ben presto nella custodia c’era un bel gruzzolo. Avevo ancora conto e bancomat, per cui dopo essermi sfamato feci un bel deposito. Magari, mi dicevo, oggi è andata bene. Vediamo il trend.

E fu un trend decisamente toro. Tanto che dopo una settimana stimai che potevo smetterla di dormire sulle panchine. Ormai c’erano due mesi di stanza a pensione.

Qui il cerchio si chiude. Poco fa mi sono guardato allo specchio, dopo una bella doccia seguita da rasatura. Sono un po’ dimagrito, magari con qualche ruga in più. Non so ancora come sarà la mia vita a lungo termine. Certo molto diversa da come l’avevo pianificata fino a qualche settimana fa. Eppure, stranamente, ho una sensazione di controllo molto maggiore di quando giocavo a fare il domatore di opzioni e obbligazioni. Forse è vero che tutto ciò che non ti ammazza ti rende più forte.

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