Meditazione al volo. Di nuovo, la sana perplessità

Ne abbiamo parlato che non è molto, della sana perplessità. Cioè, l’atteggiamento grazie al quale ci stacchiamo dalla situazione contingente e la mettiamo in dubbio. O, per essere più precisi, ci stacchiamo dall’opinione che ci siamo fatti della situazione.

Questo vale naturalmente quando la situazione va “male” (cioè, diversamente da come piace a noi). E’ un ottimo metodo per mettere in prospettiva il nostro rapporto con il mondo. E, almeno secondo la mia personalissima esperienza, è una forma di “meditazione al volo”, che ci può consentire di ottimizzare parecchio i tempi.

In effetti, viene consigliato a chi vuole iniziare a meditare di fare due sessioni al giorno da venti minuti ciascuna. Sembra semplice, ma… onestamente, quanti trovano venti più venti minuti al giorno per meditare? E’ uno di quei buoni propositi, come correre la mattina presto e/o mettersi a dieta, che alla fine. statisticamente, finiscono in cavalleria.

Invece, la Sana Perplessità, più che un tipo di meditazione, è un’abitudine, un modo di pensare, una forma mentis. Si tratta quindi, semplicemente, di decidere di implementarla. Proponiamoci di fermarci ogni tanto e di mettere in discussione la situazione in cui ci troviamo attraverso la Sana Perplessità. Esattamente come succede con un esercizio fisico, gradualmente svilupperemo anche questo particolare “muscolo proattivo”.

Il risultato finale di tutto questo è che ci renderemo conto di come molto spesso per ogni problema esistano infinite soluzioni, mentre altrettanto spesso pensiamo che non ce ne sia nessuna. Avremo finito di lasciarci andare con la coscienza, e diventeremo protagonisti della nostra vita, anziché vittime o carnefici.

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