Archivi tag: successo

Concentrarsi sul prossimo gradino

scalaQuando si concepisce un progetto, capita spesso di lasciar perdere perché lo riteniamo troppo ambizioso. In effetti, potrebbe semplicemente trattarsi di una questione di distanza. Ovvero, è molto probabile che possiamo arrivare  a quella meta che ci appare così ambiziosa avvicinandoci una tappa alla volta.

Per esempio: se quindici anni fa mi avessero detto che sarei diventato giornalista professionista, mi ci sarei fatto una bella risata. Mi pareva una meta lontanissima. Eppure, facendo il giornalista e perseverando nel cammino, a un certo punto mi si è presentata l’opportunità, e l’ho colta. A riprova, se ce ne fosse bisogno, che la “fortuna” arriva quando la preparazione incontra l’occasione.

Quindi, occorre prepararsi. E ci si prepara percorrendo tratti del cammino, piccoli o anche piccolissimi. Altro esempio, la mia attività di multi level marketing. In uno degli audio della mia organizzazione, un leader sottolinea come sia importante concentrarsi sul prossimo gradino, anziché angustiarsi, prendersela perché non siamo (ancora) arrivati a chissà quale qualifica.

Il perché è presto detto. Si può arrivare a determinati risultati quando abbiamo imparato determinate cose. E’ un po’ come mettere insieme un puzzle. Quando le tessere compongono l’immagine, siamo pronti per procedere. Siccome per questo occorrono pazienza, visione e persevaranza, capita a volte che lasciamo perdere. E magari eravamo a un passo.

Annunci

Credere di potercela fare: il pensiero indipendente

covey_sette_regole

La dipendenza è il paradigma del “tu”…tu sei responsabile dei risultati…L’indipendenza è il paradigma dell'”io”… io sono padrone di me stesso… L’interdipendenza è il paradigma del “noi”: noi possiamo farlo, noi possiamo collaborare. (Stephen Covey)

———————

In Le sette regole per avere successo, Stephen Covey illustra tre fasi dello sviluppo personale: dipendenza, indipendenza, interdipendenza. 

Indipendenza vuol dire essere mossi da principi, ovvero valori che consideriamo importanti, tanto da farci dire di no a tutto quello che non è coerente con essi.

 

Pensiero indipendente vuol dire pensiero che non dipende dai risultati. Qualunque cosa ci capiti, dobbiamo rimanere convinti di poter riuscire. Altrimenti diventa un cane che si morde la coda. Vediamo un risultato mediocre, o che pensiamo sia mediocre, cominciamo a pensare di poter ottenere solo risultati mediocri e, indovina un po’? Continueremo ad ottenere risultati mediocri.

Viceversa, le cose cambiano un bel po’ se pensiamo, tipo: bene, questa volta ho ottenuto un risultato che secondo me, o peggio ancora secondo qualcun altro,  è mediocre. Ammesso e non concesso, come posso fare meglio la prossima volta, anche solo di un’inezia?

Pensiero indipendente vuole anche dire che la nostra autostima non dipende da quello che altri pensano di noi.

Naturalmente, non è bene ignorare del tutto l’opinione di chi ci circonda, perché rischiamo di perdere delle idee che ci possono essere utili. Ma in genere cerco di non lasciare che gli altri definiscano quello che sono.

Anche perché l’autostima ci è assolutamente necessaria, in particolar modo quando le cose si fanno complicate.  E’ allora che dobbiamo credere di potercela fare, di avere la testardaggine necessaria per imparare dagli errori e riprovarci, riprovarci, riprovarci.

Pagare il prezzo

registratore_cassa_vintageSe vogliamo fare quello che ci piace, dobbiamo essere pronti a pagare il prezzo. Non sempre si tratta di un prezzo in denaro. Anzi, almeno inizialmente, se facciamo quello che ci appassiona, di denaro ne vedremo poco. E quindi semmai si tratterà di “fare la gavetta”.

Detto così, sembra bruttissimo. Invece, può essere davvero un’esperienza interessante. Difatti, se impariamo come sopravvivere facendo quello che veramente ci piace, potremo in effetti dire di aver raggiunto un primo gradino del successo.

Non solo. Quello che avremo imparato sarà fondamentale per noi anche come persone. Spesso, la ricompensa per aver raggiunto un obiettivo non è l’obiettivo in sé ma quello che abbiamo imparato lungo il cammino.

Insomma, avremo ottenuto quello che volevamo e saremo anche diventati più forti.

La nevrosi del successo

urlo_munchPenso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.

Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…
Pier Paolo Pasolini

Citazione lunghina. per la quale ringrazio il mio lettore Pietro, ma nondimeno necessaria per introdurre il nostro argomento. Come sapete, questo blog risponde essenzialmente a una domanda: che cos’è davvero il successo?

Una delle risposte  che ci siamo dati è nel nostro titolo: il successo, in qualsiasi situazione possiamo venirci a trovare , è fare un passo avanti, ovvero intraprendere un’azione o adottare un atteggiamento mentale che permetta di migliorare la situazione anche di pochissimo. Una serie di questi passi in fila uno dietro l’altro ci portano verso la vita che desideriamo davvero, che a sua volta è anch’essa il “successo”.

Ma perché mai nel titolo ho parlato di “nevrosi” del successo? Un po’ per via della citazione da Pasolini, certo. Ma anche perché mi sembra a volte che “il mondo” cerchi di obbligarci ad avere successo sempre. Il che appare una contraddizione in termini, visto che per avere “successo” occorre imparare delle cose, e per imparare bisogna “fallire” prima di “avere successo”.

Ecco che quindi il senso di necessità di successo diventa una vera e propria nevrosi. Cioè, secondo una delle tante definizioni,

Un insieme di disturbi psicopatologici, in genere scaturiti da un conflitto inconscio di tipo ansiogeno.

Wikipedia

Il conflitto nasce dal fatto che si vorrebbe avere successo senza prima imparare alcunché, come per scienza infusa. O peggio ancora, si vorrebbe avere il “successo” che qualcun altro vuole per noi, invece di avere il nostro, che è quello che vogliamo davvero. Ecco che si crea una separazione, una scissione tra quello che vogliamo e quello che stiamo facendo. Il risultato è che ci sentiamo infelici.

Se invece prendiamo in mano la nostra vita, e cerchiamo di costruire il successo che *noi* vogliamo, ecco che andiamo verso la felicità.

Il fallimento porta al successo

Quando si “fallisce”, cioè le cose vanno diversamente da come avremmo voluto, si impara comunque qualcosa. L’importante è scegliere di imparare cose che ampliano le nostre possibilità, che ci spingano ad agire ancora e a migliorare.

No, perché molti “imparano” che è meglio non agire e lasciarsi andare. Questo non è imparare, è piuttosto cercare delle scuse per non prendersi la responsabilità della nostra vita.

O ancora meglio, si comincia a pensare che la soluzione dei nostri problemi sia fuori di noi. O che la “colpa” della nostra situazione sia di qualcun altro…