Elogio dell’imperfezione

Secondo la mia esperienza il perfezionismo fa più danni della grandine. Il perfezionismo è la tendenza a pretendere che tutto sia “perfetto”, ovvero, dal momento che una perfezione assoluta non esiste, che tutto sia come vogliamo noi. In pratica, come afferma Roberto Re in Smettila di incasinarti, ci diamo una sola possibilità di essere felici, contro molte di non esserlo.

Non solo. Se non accettiamo di esporci alla possibilità di sbagliare, non potremo neanche imparare alcunché. Quindi non potremo mai evolverci. E fosse solo questo. Non accettando di esporci, non eserciteremo i nostri muscoli proattivi. E cosa succede a un muscolo se non viene esercitato? Esatto, si affloscia. Quindi, meno facciamo cose che ci sembrano scomode, più ci rinchiudiamo nel nostro guscio.

Allora, forse è meglio accettare il fatto che non sempre le cose possono essere perfette, ed anzi è un bene che non lo siano, perché in questo modo ci spingono ad imparare qualcosa, a fare esperienza.

 

 

 

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La soluzione è là fuori

Sono sempre più convinto che qualsiasi cosa vogliamo esiste già, ed è soltanto questione di raggiungerla. Allo stesso tempo, mi ritorna sempre in mente la famosa frase di Einstein per la quale un problema non può essere risolto allo stesso livello di pensiero  al quale si è creato. insomma, per tirarsi d’impaccio, e magari imparare qualcosina, è opportuno uscire dalla nostra zona di comfort.

In effetti, la zona di comfort può sembrare allettante. Un bozzolo dove riposare tranquilli, evitando ogni difficoltà. Purtroppo, non funziona esattamente in questo modo. Evitare le difficoltà fa sì che si atrofizzino quelli che Stephen Covey chiamava i nostri muscoli proattivi.

E’ da contare anche che quando pensiamo di non avere soluzioni ai nostri problemi stiamo dando un giudizio, vale a dire stiamo esprimendo un’opinione. Come tali, le opinioni spesso non corrispondono alla realtà.

Quindi, il fatto che non vediamo la soluzione al nostro problema non vuol dire che non ci sia. Anzi, è praticamente sicuro che ci aspetta là fuori. Fuori dalla scatola in cui a volte ci rinchiudiamo.

Benedetto sia l’ostacolo

256px-osaka07_d1m_w3000m_steeplechase_heatAffrontate gli ostacoli, agite. Vi rendere conto che non hanno neanche la metà della forza che credevate che avessero. Norman Vincent Peale,Puoi se vuoi“.

Senza ostacoli non si cresce. Può sembrare un po’ un paradosso, ma una vita troppo comoda  finisce per ridurre le nostre potenzialità. L’ostacolo può essere  fastidioso, ma ci costringe ad uscire dalla nostra zona di comfort.

Ripenso agli esami dell’università. Non so come prende a voi con gli esami. Io ero sempre terrorizzato. C’erano volte in cui mi mettevo in lista, poi mi cancellavo. Però, ecco un fatto curioso. Altre volte invece andavo e lo sostenevo, sia pure con il cuore in gola.

Mi è sempre piaciuto studiare, e sono un appassionato della mia materia, quindi generalmente ne uscivo con voti discreti. Ma l’aspetto più interessante è come mi sentivo dopo. Una sensazione meravigliosa, come se camminassi a un metro dal suolo.  Avanti il prossimo! Non vedevo l’ora di sostenere un altro esame.

Questo, in genere, è l’effetto che fa superare l’ostacolo.  Prima, sembra impossibile che possiamo arrivare al traguardo. Poi, cominciamo a fare qualche piccolo passo avanti, suddividiamo la strada lunga in tratti di strada più brevi ed abbordabili, ed ecco che improvvisamente ci voltiamo, e ci rendiamo conto che abbiamo percorso tutta la strada lunga.

Questo naturalmente se accettiamo di uscire dalla nostra zona di comfort. Insomma, se siamo disponibili a metterci in gioco costantemente. Altrimenti? Qualcuno potrà pensare che restiamo dove siamo. In realtà, è come non fare mai esercizio fisico. I muscoli si atrofizzano. E non a caso Stephen Covey parla di muscoli proattivi.

Foto di Eckhard Pecher (Arcimboldo) (Own work) [CC BY 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.5)], via Wikimedia Commons