Archivi tag: focus

Vincere la malinconoia

marco_masini(Foto by LucebellaTV, vedi originale 

Il temine “malinconoia” non è mio. Lo ha inventato Marco Masini in una sua canzone. Ma secondo me definisce molto bene quello che probabilmente è il sentimento più distruttivo che possiamo provare. Il più depotenziante. Perché riduce le nostre possibilità.

“Malinconoia”, come si intuisce, è un composto di “malinconia” e “noia”. La malinconia è il senso di aver perso qualcosa, che naturalmente non si può recuperare, altrimenti che gusto c’è. La noia è il non saper che fare, il sentire di aver perso la direzione, il focus. Che ci facciamo qui? Questi due elementi si amalgamano in modo fantastico, creando un cocktail davvero micidiale.

Ci ritroviamo ad indugiare inutilmente sul passato. Non tanto per trarne una lezione, ma per farcene una scusa per non agire, per non imparare qualcosa di nuovo, per non cambiare la qualità dei nostri pensieri e di conseguenza delle nostre azioni, e di conseguenza della nostra vita.

La buona notizia è che la malinconoia può essere facilmente sconfitta. Certo, non la puoi eliminare tutta in una botta. Ma puoi immaginare che evapori, un po’ alla volta. Questa semplice immagine sblocca le tue risorse. E qualcosa comincia a cambiare…

 

Annunci

La vita è sogno, o i sogni aiutano a vivere?

calderon-de-la-barcaSe, come dice il poeta, la vita è sogno,  ne deriva che possiamo svegliarci. In altre parole, la ‘situazione’ in cui viviamo è una nostra interpretazione. Nella nostra testa, mettiamo insieme i segnali che ci arrivano dall’esterno e giudichiamo, giudichiamo, giudichiamo… Ma i nostro giudizio è realtà, o sogno? Ovvero, qualcosa di reale, o qualcosa che ci inventiamo, né più né meno che come succede quando sogniamo?

Chi ci dice che il nostro giudizio sia corretto? E qual è il giudizio corretto? Esiste la possibilità di dare un giudizio assoluto, definitivo sulla realtà che ci circonda? O non è piuttosto che ogni situazione cambia a seconda del punto di vista e dell’opinione che ce ne formiamo, o addirittura dall’umore con cui ci siamo svegliati la mattina?

Non è per caso che ci conviene svegliarci quando il “sogno” diventa depotenziante? Cioè, quando ci inchioda in una sorta di cerchio? Non che il cerchio sia negativo in sé. Va benissimo quando ci dà soddisfazione. Se invece ci fa stare male, allora perché rimanerci? Cominciamo a pensare: Svegliati! Svegliati!. 

Può sembrare semplice. E lo è. Richiede soltanto un po’ di pratica. Poco a poco troveremo delle soluzioni alle quali, mentre dormivamo, non avremmo neanche osato pensare.

Lettura consigliata: Pedro Calderon de la Barca, La vita è sogno

Quaranta giorni nel deserto?

sunset-1075107_1920Spesso quello che riusciamo a realizzare è una questione di focus. Ora, il mondo intorno a noi, per ragioni che almeno per ora non ci interessano, tende a frammentare la nostra attenzione.

La televisione o la radio accesa ci mandano messaggi. Anche mentre navighiamo su Internet veniamo continuamente distratti da messaggi, notifiche e campanellini vari. Perfino quando camminiamo per strada insegne di negozi e cartelloni cercano in tutti i modi di attirare la nostra attenzione.  Ultimamente, perfino in stazione, negli aeroporti o sugli autobus siamo assediati da messaggi audio e video che ci distraggono.

Normale che finiamo per perdere di vista quello che veramente vogliamo.

Secondo quanto narra il Vangelo, Gesù a un certo punto della sua esistenza si ritirò per quaranta giorni nel deserto. Penso che non fosse per fare il figo. Evidentemente sentiva di dover trovare o ritrovare il suo focus. Quello che veramente voleva. Che nel suo caso era di portare un determinato messaggio.

Dovremmo fare come lui? C’è chi lo fa. Ci sono coach che organizzano ritiri in montagna che durano settimane, e dove vengono tacitati tutti gli stimoli esterni, per fare chiarezza nei pensieri dei partecipanti.

Del resto, Gesù anche nel deserto, sempre secondo il racconto del Vangelo, venne raggiunto dal diavolo (dalla perdita di focus) che cercò di tentarlo (distrarlo dalla sua missione).

E’ esattamente quello che ci succede nella vita di tutti i giorni, e che all’inizio succede anche ai partecipanti dei ritiri. Nei primi giorni di ritiro è facile avere delle vere e proprie crisi di astinenza dal flusso massivo  di informazioni a cui ormai siamo abituati.

D’altro canto, non tutti possiamo partecipare a ritiri che durano settimane. Quindi, conviene forse trovare sistemi più pratici per chi si trova a dover vivere nel mondo. Tipo imparare a filtrare le informazioni usando, molto banalmente, la consapevolezza.

Lettura consigliata: Eckhart Tolle,  Il potere di Adesso: Una guida all’illuminazione spirituale (Psicologia e crescita personale)