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Perfezionismo? No grazie

perfectionIl perfezionismo, ovvero la pretesa che tutto vada secondo le proprie aspettative, spesso fa più danni della grandine.

Certo, è cosa buona e giusta avere degli obiettivi. E anche perseguirli con una certa determinazione, in modo da uscire dalla nostra zona di comfort.

Il problema,  a mio parere, sorge quando ci dimentichiamo che il fallimento non esiste. Quando pensiamo che stiamo fallendo, in realtà siamo in una fase di apprendimento. Stiamo imparando.

Spesso non tolleriamo queste lezioni. Vorremmo che il raggiungimento delle nostre mete fosse lineare e senza inciampi. Il che non è possibile. E, se accadesse, non avremo imparato quello che serve. Se per caso raggiungiamo ciò che vogliamo, siamo soggetti a perderlo facilmente perché non sappiamo come mantenerlo

Il perfezionismo, poi,  è nemico giurato della flessibilità, ovvero la capacità di trovare leve positive in qualsiasi situazione. Pretendiamo che le cose vadano in una certa maniera, e solo in quella.

Dal momento che l’esito favorevole è uno solo, e quelli possibili sono molti,  ecco che abbiamo più possibilità di essere delusi che di essere soddisfatti.

Se invece riusciamo ad avere quel tot di flessibilità necessario per trasformare i “fallimenti” in esperienze, ecco che aumentiamo di parecchio le nostre possibilità di riuscita.

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Com’è bella l’avventura…

Com’è bella l’avvventura/ Senza ieri né domani/ tutto il mondo tra le mani/ e la voglia di cantar…..  (Domenico Modugno)

Se ci sentiamo annoiati è probabilmente perché abbiamo perso il senso dell’avventura. Probabilmente abbiamo raggiunto, o pensiamo di aver raggiunto, una certa stabilità. Il che è ottima cosa.

Poi però abbiamo cominciato ad aver paura di perderla. E questa invece non è una buona idea. Perché invece di goderci quello che abbiamo raggiunto cominciamo ad andare in ansia per mantenerlo. Il risultato è che più otteniamo, più diventiamo ansiosi.

Il punto è che, che noi ci preoccupiamo o meno, le cose accadono. Ed anzi, se ci preoccupiamo molto, tenderanno ad accadere cose che interpreteremo come negative. Il gioco è abbastanza semplice. Io voglio un determinato risultato, e lo voglio in quel modo, e in nessun altro.

Voi capite bene che questa è l’esatta definizione dell’essere rigidi. Ora, quando il vento soffia forte, le canne rigide si spezzano. Perché se hai un solo modo di essere gioioso, sarà molto probabile che ti ritrovi triste.

Del resto, quando uno non ha più problemi si dice che è arrivatoArrivato dove? Arrivare vuol dire che il cammino è terminato. Si è instaurata una routine, un processo per il quale ogni giorno somiglia a quello precedente.

Tutto molto rassicurante, e forse anche piacevole per un po’. Poi però ci si rende conto che non stiamo più imparando che non ci sono più stimoli. E poiché l’essere umano è fatto per apprendere continuamente cose nuove, ecco che ci ritroviamo con quello strano senso di vuoto, che in ultima analisi ci segnala che abbiamo smesso di crescere.

Allora qual è il rimedio? Ritrovare il senso dell’avventura. Ovvero, ritrovare la consapevolezza che tutto cambia continuamente,  e che magari il bello della vita non è non avere problemi, ma diventare capaci di risolvere problemi sempre più complessi.