Vincere con leggerezza

Riflettendo su un evento come la finale dei recenti Europei di Calcio (Luglio 2021) e gli ori italiani alle Olimpiadi di Tokyo (Agosto 2021) viene fuori un concetto che mi pare interessante. Ci sono vari modi di vincere, e in particolare le due nazionali giunte in finale agli Europei di calcio, l’Italia e l’Inghilterra, ce ne mostrano due: vincere con aggressività vs vincere con leggerezza.

Vincere con aggressività vuol dire che vogliamo battere l’avversario. Battere a qualunque costo. Anzi, non solo dobbiamo semplicemente batterlo, ma annullarlo, annichilirlo, asfaltarlo. Yeeeeeh! Grido di battaglia! Danza su macerie e cumuli di cadaveri. Facciamoci una domanda: si tratta veramente di una vittoria? O piuttosto è qualcosa di simile a quando il bambino, dopo aver spaccato i timpani ai genitori, ottiene il dolcetto e/o il giocattolo che tanto bramava. E che, dopo averlo ottenuto e sentito suo, non lo interessa più.

Quindi, occorre un nuovo giocattolo, e per ottenerlo dovrai “asfaltare” un altro avversario. Insomma, passerai la vita a triturarti il fegato alla ricerca di nuovi giocattoli e di avversari, nemici da asfaltare. Non so voi, ma a me questa sembra una prospettiva di carattere infernale. Chi segue questa strada è destinato a non essere mai soddisfatto e sempre incazzato nero con il mondo. Uno dei tanti aspetti della figura del carnefice. Che in questo caso (ma solo in questo caso?) diventa anche un po’ vittima, di sè stesso e del demone asfalta-avversari.

Molto diverso è l’atteggiamento di chi si rende conto che l’unico avversario da battere… siamo noi stessi. Il fondatore delle moderne olimpiadi Pierre de Coubertin affermò che “l’importante non è vincere ma partecipare”. Molti intendono questa frase nel senso che qualunque cosa facciamo va bene, anche starsene in tribuna a guardare quelli che sono in campo. Le cose stanno un tantino diversamente. Si tratta di scendere dalle tribune, entrare in campo, e fare ciò che di meglio siamo capaci di fare, con un atteggiamento vincente, di crescita.

Questo anche se non abbiamo la certezza di diventare dei campioni. Semplicemente, impegnarsi per fare dei passi avanti. Perché sono quei passi che conducono alla vittoria più importante, l’unica che conta davvero: quella con noi stessi. Una vittoria che serve da stimolo per porsi obiettivi ancora più ambiziosi, ma senza l’ansia di dover “asfaltare” qualcuno. Si tratta di sperimentare il puro e semplice piacere di crescere.

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