Ai miei tempi…

E’ strano: attorno ai cinquanta, come nel mio caso, cominci a sorprenderti a dire “ai miei tempi…”. E’ un po’ un atteggiamento del tipo “si stava meglio quando si stava peggio.” Visto in retrospettiva, il periodo in cui eravamo giovani e baldi ci sembra sempre migliore di quello che stiamo vivendo attualmente. Era tutto migliore: il modo di vivere, il cinema, la musica… Insomma, quando si comincia ad invecchiare, curiosamente tutto peggiora.

Ma siamo sicuri che sia proprio così? No, giusto perché discorsi assolutamente simili li sentivo fare da mio padre quando ero ragazzo, e del resto lui stesso mi raccontava che concetti dello stesso tipo erano stati espressi a suo tempo anche da suo padre (id est mio nonno). Insomma, è come se agli esponenti di una data generazione a un certo punto si chiudesse il cervello, e divenissero totalmente refrattari alle novità.

Naturalmente, si tratta di una iattura di dimensioni immani. Intanto, perché la nostra mente è bene che rimanga sempre più larga possibile. Se manteniamo (o riacquistiamo) la flessibilità mentale necessaria per scoprire il bello (o magari solo l’interessante) anche in cose che in teoria ci potrebbero sembrare “troppo moderne”, ecco che la nostra vita si arricchisce non poco.

E magari anche “questi tempi” diventeranno i “nostri tempi”. Si tratta come sempre di decidere e allenarsi, partendo da piccole cose.

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