Non-zero

Lo dico subito: questa idea non è mia, bensì di Andrea Giuliodori, che l’ha esposta in un articolo del suo blog EfficaceMente. Però mi è piaciuta talmente che mi sono detto: perbaccolina, ci devo proprio scrivere su qualcosa.

“Non-zero” significa esattamente quello che sembra che significhi: fare qualcosa che sia più di zero, anche una quantità minima, infinitesimale. Spesso infatti lasciamo perdere i nostri obiettivi, e a volte ce li dimentichiamo proprio, perché ci sembrano enormi. Sopravvalutiamo lo sforzo necessario, e sottovalutiamo il potere dei piccoli passi.

Un esempio pratico di questo, nel mio caso, è stato terminare l’università. Capitò infatti che a un certo punto iniziai a lavorare alla radio. Il lavoro mi piaceva, era ed è quello che voglio fare nella vita. Naturalmente, a livello cosciente non avevo rinunciato allo studio. Mi dicevo: stasera arrivo a casa, e mi leggo trenta pagine di quel libro.

Poi, accadeva spesso che in effetti mi ritrovavo a letto sul punto di addormentarmi, e prima di aver finito di pensare “dovrei leggere quelle famose trenta pagine” ero ormai nelle braccia di Morfeo. Arrivato a casa, avevo cenato, poi avevo cinchischiato un po’ al computer mentre guardavo la televisione, et voilà, il tempo per le famose trenta pagine se ne era andato.

A un certo punto mi resi conto che se andava avanti così questa beata laurea non l’avrei presa mai e poi mai. Pensa che ti ripensa, alla fine focalizzai il problema. Il punto era che se mi ponevo l’obiettivo di leggere trenta pagine, e poi non le leggevo tutte, finivo per demotivarmi.

Quindi, un atteggiamento del tipo tutto o niente. Un atteggiamento che però spesso è sbagliato. Perchè, come ben sappiamo, sono i piccoli passi a portare lontano.

Così, mi posi una domanda che si rivelò fondamentale: Posso crearmi un obiettivo che sia allo stesso tempo fattibile ma stimolante? La risposta, quasi immediata, è stata certo che sì. Per esempio, se per me trenta pagine da studiare sembrano troppe – e lo dimostra il fatto che finisco per non studiarle – posso pensare di studiarne cinque? Ovvero: un qualcosa a metà tra niente e trenta pagine.

Ebbene, posso informarvi con piacere che la cosa ha funzionato. Cinque pagine apparivano così poco minacciose che più spesso che no, rotto il ghiaccio, venivi preso dal libro, e ti ritrovati ad averne lette quarantacinque. Il metodo “non zero” porta a dei risultati davvero interessanti.

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