RESILIENZA: spogliarsi del dolore

Il dolore è il messaggio che il corpo (o la mente) ci manda per farci capire che qualcosa non funziona. Una volta che abbiamo capito che cosa non funziona, i casi sono due: o possiamo farci qualcosa, o non possiamo farci nulla. In entrambi i casi, continuare a farci influenzare e/o limitare dal dolore è abbastanza sciocco, perché consuma energie che possono (e devono) essere usate in modi migliori.

Qualcuno dei miei ventiquattro lettori potrà dire a questo punto: ahò, ma che stai a di’? Io voglio che la mia vita sia perfetta. Vale a dire: voglio essere pieno di soldi, sesso, salute. Sempre. Tutto deve andare sempre bene. Cioè, come dico io. Se no la vita non ha senso, e il mondo è un pessimo posto, una vera e propria valle di lacrime.

Il punto è che semplicemente non funziona così. L’Universo non ci consente di dormire sugli allori, quantomeno non troppo a lungo. Giusto godersi i risultati, assaporarli per un po’, per così dire. Poi, però, siamo fatti in modo tale che la nostra anima reclama nuovi obiettivi.

Naturalmente, come dicono gli americani, “no pain, no gain”. Ovvero, se rimaniamo nella nostra zona di comfort, e non ci prendiamo qualche rischio più o meno calcolato, sarà ben difficile che otteniamo qualcosa di significativo. Il rischio più o meno calcolato può comunque portare a delle conseguenze “negative” (cioè, è sempre bene ricordare, che non ci piacciono). Queste conseguenze “negative” portano dolore.

Ne consegue che, se vogliamo crescere e svilupparci, dobbiamo imparare a gestire le varie forme del dolore. Conoscendolo, impareremo a fare in modo che il suo impatto sulla qualità della nostra vita e dei nostri pensieri sia il minore possibile. Una volta che lo stiamo provando, dobbiamo cominciare, letteralmente, a “spogliarcene”, ad allontanarlo esattamente come se ci togliessimo un abito.

In questo modo, diventeremo sempre più abili sia a gestire il dolore nelle sue varie forme che ad uscire a comando dalla nostra zona di comfort. Il che farà sì che diventeremo sempre più forti, e ci godremo maggiormente la vita quando va “bene” (cioè, non scordiamocelo mai, come vogliamo noi)

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