Profezie e collassi di funzione d’onda

Ovvero: perché ho smesso di farmi fare le carte, di ascoltare i profeti e (soprattutto) di leggere gli oroscopi.

Leggere nel futuro è una delle ambizioni più sentite del genere umano. Chi si fa fare le carte, chi studia i grafici di borsa, chi cerca di mettere in piedi modelli matematici per le previsioni del tempo. Tutti cercano sicurezze, conferme. Troverò lavoro? Incontrerò la persona della mia vita? Domani pioverà?

L’idea di poter sbirciare l’avvenire è sempre affascinante, e probabilmente è vero che ci sono persone particolarmente abili o ricche di esperienza che possono fare delle valutazioni che si rivelano poi veritiere. Il piccolo particolare, facciamoci caso, è che si rivelano veritiere sempre a posteriori. Vale la pena, secondo me, di soffermarci su questo punto.

C’è stato un periodo in cui anch’io mi sono fatto fare le carte. Andavo da una signora molto compita che abitava nel quartiere della Venezia, nella mia natia Livorno. Il bello di questa signora è che non era molto “scenografica”. Ovvero, quando entravi nel suo studio non trovavi un ambiente stile film horror. La sua era una casa normalissima, e faceva le carte sul tavolino del salotto.

Quindi, già eravamo un po’ al di fuori dallo stereotipo. Altro elemento atipico, era lei stessa ad affermare un principio che secondo me la rendeva una tra le più oneste tra le cartomanti. Diceva che le carte, come del resto gli oroscopi, indicano più che altro una tendenza. Cioè, date delle circostanze, si individua un trend: se continui a fumare, forse ti verrà un tumore ai polmoni. Se spendi come se non ci fosse un domani probabilmente finirai per ritrovarti in miseria.

Di conseguenza, le carte diventavano, come dire, una rappresentazione plastica e allo stesso simbolica della situazione attuale e di una parte di quella che Vadim Zeland chiama “Lo spazio delle varianti”. Già non c’era nulla di determinato e deterministico, solamente delle probabilità e delle tendenze.

Nonostante questo, arrivai ad un certo punto a decidere che avrei lasciato perdere cartomanzia, oroscopi e simili. Il motivo è piuttosto semplice: si rischia di rimanerne condizionati. La fisica, specie quella quantistica, ci dice che la realtà in sé semplicemente non esiste. Quella che noi chiamiamo realtà è una nostra personalissima interpretazione dei segnali che arrivano al nostro cervello, che vengono giudicati secondo le nostre esperienze, le nostre convinzioni e le nostre aspettative.

E’ un fenomeno che ha delle somiglianze con quello che i fisici chiamano “collasso della funzione d’onda”. Ovvero: una particella, finché non viene osservata, non esiste come tale, ma piuttosto come una “nuvola di probabilità”. Al momento dell’osservazione, percepiamo la particella come siamo abituati a pensarla, ovvero come una “pallina”. Ma si tratta appunto di una nostra percezione, di una nostra interpretazione.

Ecco, la cartomanzia, l’oroscopo e le profezie in genere tendono a limitare le possibili interpretazioni della realtà, indirizzandoci in qualche modo verso uno specifico insieme di possibili collassi della funzione d’onda. E’ vero che usando la nostra consapevolezza possiamo bypassare l’interpretazione proposta dal “profeta” di turno. Tuttavia, è molto più vitale lasciare aperte tutte le interpretazioni possibili.

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