La fine dell’incubo

A volta capita di vivere in un incubo. O di essere convinti di viverci, che alla fine è lo stesso. Se vogliamo dare una svolta alla nostra vita, il primo passo è svegliarsi. Se necessario, scrollarsi di brutto.

C’è un episodio di Star Trek – The Next Generation intitolato Il Gioco. Si tratta, secondo me, di uno tra i più claustrofobici e inquietanti, ma anche più stimolanti, della serie. L’equipaggio dell’Enterprise viene soggiogato da una popolazione aliena per mezzo di un congegno da applicare agli occhi che sembra un gioco ma in realtà agisce sul ragionamento profondo di chi lo usa, riprogrammando la sua mente a favore degli alieni e spingendolo a far usare il congegno anche a chi lo circonda.

Nella scena madre dell’episodio, Wesley Crusher è ormai l’unico ancora in possesso delle proprie facoltà mentali.Anche lui sta per soccombere quando interviene il comandante Data. L’androide, disattivato dagli altri membri dell’equipaggio ma riattivato a suo tempo da Crusher, risveglia tutti grazie a un semplice ma efficace mezzo: una luce stroboscopica.

Ritengo che questa sia in definitiva (anche) una metafora di quello che “il mondo” fa a noi tutti giorno dopo giorno. In questo caso “il gioco” non è altro che quello che per altri versi si può definire “tran tran” . Le piccole grandi cose che “dobbiamo” (o “pensiamo di dover”) fare: andare al lavoro (o cercarlo), pagare le bollette, preoccuparsi per il futuro.

Qualcuno potrà dire: David, ma mi stai suggerendo di fregarmene bellamente di tutto ciò? “La vita” è questa!

A parte il fatto che no, “la vita” non è questa, o meglio non solo questa, è anche vero che abbiamo delle responsabilità verso noi stessi, ed eventualmente verso la nostra famiglia. “Il gioco” è coinvolgente, esigente, e spesso “arriviamo a sera che siamo degli stracci”. Quindi, in qualche modo siamo stati “condizionati dagli alieni”. E dunque? Può essere utile, come spesso accade, un mutamento graduale.

Tornando alla trama del telefilm, occorre che il buon Data arrivi in nostro soccorso con la sua luce stroboscopica, svegliandoci dal condizionamento. Il bello è che possiamo essere noi stessi ad incarnare il simpatico androide. Anche qui, come sempre, si tratta di creare un’abitudine nuova, creandoci spiragli sempre più ampi per uscire dall’incubo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.