Quando il lavoro non ci piace

In linea di massima, non dovremmo fare un lavoro che non ci piace. So che come affermazione è un po’ forte, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, converrete con me che è vera. Un lavoro che non ci piace ci condanna a una vita di infelicità.

Semplicemente, la maggior parte delle nostre energie se ne va nel sopportare il lavoro quando ci siamo, e nel pensare a quanto è pesante il lavoro quando non ci siamo. Il che è molto ma molto peggio che passare un periodo di relativa ristrettezza economica mentre ci impegniamo affinché la nostra passione produca reddito.

Esiste naturalmente un’altra possibilità, meno drastica. Farci piacere il lavoro che stiamo facendo. Ovvero, concentrarsi sugli aspetti più interessanti e diventarne esperti. Insomma, prendersi la “respons-abilità” della nostra vita.

Questo può essere fatto in qualsiasi lavoro, per quanto lo consideriamo “disgraziato” e “umile”. Concentrarsi sugli aspetti interessanti del proprio lavoro, approfondirli e diventare sempre più abili migliora la qualità della nostra vibrazione. Siamo più energici in tutti gli ambiti della nostra esistenza.E questo ci aiuta ad avere chiarezza di intenti, e di conseguenza ad essere felici.

A volte capita che anche il lavoro che in genere ci piace, non ci piaccia. Succede in genere quando arriviamo a un pelo da un traguardo importante, tipo una promozione, e per qualche motivo lo manchiamo. Mediamente, in queste situazioni viene spontaneo covare del risentimento. La mia esperienza però mi dice che, ahimè, non è la soluzione più efficace, perché ci priva di energia, mentre per raggiungere l’obiettivo ci occorre tutta l’energia di cui possiamo disporre.

Posso dirti come reagisco io in simili situazioni.. Continuo a lavorare con il massimo dell’entusiasmo possibile, concentrandomi sul fare il lavoro meglio che posso. e staccandomi quanto posso dal risentimento che prova il mio ego, il mio bambino imbronciato perché gli hanno rubato le caramelle. Statisticamente, questo mi è sempre servito per sbloccare la situazione.

La premessa nel mio caso è che il mio lavoro mi piace a prescindere, e vedo promozioni et similia solo come un’eventuale conseguenza piuttosto che come una meta in sé e per sé.

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