L’origine del male

Tutto il nostro male nasce dall’idea di essere inadeguati. E la nostra idea di essere inadeguati nasce dall’eccessivo perfezionismo, nonché dal desiderio di controllare ogni cosa. Pensiamoci bene: il nostro cosiddetto stress non è altro che la tensione verso il controllo totale di tutto ciò che esiste.

Il punto è che possiamo controllare davvero poco. Certo, possiamo fare dei piani, porci degli obiettivi. E questa è cosa buona, giusta, vitale e desiderabile. Senza piani e obiettivi rischiamo di non vivere una vita nostra ma di essere in qualche modo “vissuti” da quello che succede e dagli altri, che magari con le migliori intenzioni del mondo spesso si “occupano” di noi proponendoci obiettivi che loro ritengono buoni per noi.

Tuttavia, la vita ha sempre molta più fantasia di noi, e ci pone delle sfide impreviste. Davanti a queste sfide, è necessario essere flessibili, avere una mente creativa. Non si tratta di rinunciare ai nostri obiettivi. Semplicemente, lungo il nostro percorso da A a B, abbiamo trovato un’interruzione, una deviazione. E’ opportuno, come direbbe il nostro navigatore, un “ricalcolo del percorso”.

Se invece siamo rigidi mentalmente, come purtroppo spesso capita, ecco che emerge “il male”, come viene definito per esempio dai filosofi greci come Platone, ma anche cristiani come Agostino. Il male come negazione del bene, ovvero la “non vita” contrapposta alla “vita”, se consideriamo la vita come Amore: amore verso noi stessi, verso gli altri, verso la conoscenza e la creatività.

Ci comportiamo come bambini, anzi come bambini che fanno le bizze, perché spesso i bambini applicano benissimo quella che possiamo chiamare “filosofia del bene”, e sono perfettamente che “ce n’è per tutti”, che si può ottenere quello che vogliamo in modo creativo, senza fare del male a nessuno ed anzi spesso facendo del bene.

Noi invece, abbracciamo spesso la “filosofia del male”, dell’egoismo, della distruzione. Perché è comoda, ci de-respons-abilizza. Se “le cose non funzionano” la colpa è sempre degli “altri”, questa entità fantasmatica di cui, a ben vedere, facciamo parte anche noi, perché siamo “gli altri” per tutto il resto dell’umanità.

Ci conviene? Secondo me no, perché in questo modo è molto improbabile che riusciamo a trovare delle soluzioni alle nostre sfide. Ma fosse solo questo, mal di poco. Il punto è che diventiamo noi stessi il male degli altri. Smettiamo di sperare, di essere creativi, e in buona sostanza riduciamo “il bene” che c’è nel mondo.

Naturalmente, se ne può sempre uscire. Ribadisco che nell’Universo tutto è reversibile, non esistono sentenze passate in giudicato. Decidiamo di seguire “il bene” (l’amore, la creatività, la speranza) e alleniamoci tutti i santi giorni per sviluppare questo particolare tipo di “muscoli proattivi”.

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