Quando “ti vogliono male”

Capita a volte che qualcuno “ci vuole male”. Sarà vero? Sarà una percezione nostra? In fondo non c’è questa grande differenza. C’è chi sostiene che non esiste qualcosa che si possa definire “il mondo esterno”, e che tutto quello che passa nel nostro campo di coscienza è in definitiva una nostra creazione. Può darsi. Sta di fatto però che quando qualcuno “ci vuole male”… stiamo male.

In genere arriva improvvisamente. Una persona emerge dal mondo esterno, e ti maltratta. Una volta sola, o più volte. Attacca qualche aspetto della tua persona. Un aspetto che ritieni fondamentale. Spesso non si sa per quale motivo. La reazione più naturale davanti a tutto questo è pensare che quella persona “mi vuole male”. Ma, esattamente, che cosa significa “mi vuole male”? E, soprattutto, si tratta di un pensiero vitale, di un pensiero che ci aiuta ad andare avanti, ad ampliare le nostre possibilità?

Non so quale sia la tua risposta a questa domanda. La mia è che no, non si tratta di una risposta vitale. Quando si pensa che qualcuno “ci vuole male” si rimane in qualche modo ancorati a quella persona. Molta della nostra energia viene spesa per pensare a lei, anziché per vivere la nostra vita e raggiungere i nostri obiettivi.

Quindi, quando qualcuno “mi vuole male” (o magari sono io che penso che me ne voglia) mi sforzo di amarlo io per primo. Il mio obiettivo principale è di non perdere tempo ed energie in emozioni negative.

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