A cosa servono le giornate "No"

Avete presenti le giornate “no”? Quelle dove sembra, e dico sembra, che ogni cosa si diverta ad andare per il verso “sbagliato” (ovvero, diversamente da come vogliamo noi). Bene, ultimamente sto pensando che anche quelle abbiano un senso nell’economia della gestione delle nostre energie,

Qualcuno potrebbe guardarmi storto (o meglio, potrebbe guardare storto il monitor del computer o il display dello smartphone). Che diamine, le giornate no sono giornate no e basta, il mondo è una valle di lacrime e noi dobbiamo soltanto sopportare la sfiga perenne che ci sovrasta.

All’apparenza, tutto molto ragionevole. Se non fosse che accettare, o meglio sopportare, la giornata no ci de-respons-abilizza, ovvero ci toglie la capacità di rispondere. Dal momento che le “giornate no” comunque ci sono, forse è il caso di dare loro un senso.

Ed ecco dunque quale senso sono abituato a dare alle giornate “no”. Se accadono cose “negative” (cioè che non ci piacciono) è essenzialmente perché non siamo (ancora) abili quel tanto che basta per gestirle. Se fossimo abili a gestirle, non le noteremmo neanche. Quindi, in definitiva, la giornata no ci segnala degli aspetti della vita rispetto ai quali possiamo evidentemente diventare più respons-abili.

Facciamo qualche esempio concreto: come definiamo la “giornata no”? La mattina ci alziamo stanchi, con l’impressione di non riuscire ad arrivare a fine giornata. Controparte respons-abile di questo stato d’animo: come posso gestire meglio le mie energie?

Ci sono centinaia di riposte a questa domanda. La mia è che cerco di “amare il mio nemico”. Ovvero, mi sforzo di voler bene anche alle cose e alle persone che non mi piacciono. Questo porta a un minore spreco di energie. Oppure, cerco di capire al meglio come funziona il mio corpo, per fare le cose più importanti quando l’energia è al massimo. Riduciamo così il numero di giornate no.

Altro esempio: dobbiamo andare al lavoro, siamo quasi in ritardo e l’auto non parte. Cominciamo ad elencare tutte le madonne di questo mondo e di quell’altro. Giornata no! Controparte respons-abile: una volta finito di smadonnare ed essere arrivati in qualche modo al lavoro, vediamo qual è stato questo “qualche modo”. La prossima volta che l’auto non parte potremmo saltare la parte dello smadonnamento, utilizzare questo “qualche modo” in automatico e risparmiare tempo ed energia. In sostanza, ridurremo il numero di “giornate no”.

Altro esempio ancora: ci arriva una multa imprevista. Anche qui, cominciamo a importunare la Fortuna e l’Universo, lasciando che questo atto amministrativo ci sottragga un tot di energia e ci negativizzi l’intera giornata. Controparte respons-abile: rendiamoci conto che, nonostante la nostra prudenza, le multe possono arrivare. Anche qui, centinaia di soluzioni. A puro titolo di esempio, vi passo la mia: dopo un minimo sindacale di accenno di smadonnamento, respiro profondamente, sorrido e mi chiedo: come posso serenamente pagare questo insignificante atto amministrativo? Come posso organizzarmi per evitare di prendere questa multa la prossima volta? Riduciamo il numero di giornate no.

Come abbiamo visto, l’utilizzo più proficuo delle giornate-no è l’acquisire nuove abilità che ci rendano più respons-abili, più capaci di rispondere.

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