Gestire il lutto, la malattia e la morte

Occorre essere respons-abili anche, direi soprattutto, nella gestione delle cose che non ci piacciono. Se c’è una cosa che non ci piace è la morte, specialmente preceduta dalla malattia. La nostra civiltà, quella occidentale intendo, schifa la morte e la malattia, perché si presume che dobbiamo sempre essere vincenti, performanti, al top. E ovviamente la malattia e la morte sono la negazione di tutto questo.

Nondimeno esistono, e occorre essere respons-abili anche nei loro confronti. Anche per queste circostanze, occorre decidere come comportarsi, perché prendere decisioni fa risparmiare energia, che altrimenti viene dispersa quando si tentenna da un’ipotesi di comportamento all’altra.

Dal momento che la malattie e la morte sono due cose che non ci piacciono, e che anzi ci suscitano terrore, occorre innanzitutto conoscerle meglio. L’unica via d’uscita dalla paura è infatti la conoscenza. Come possiamo fare in modo che anche queste due cose così schifose diventino gestibili?

Qui ognuno ha la sua risposta, e come sempre in questo blog vi do la mia, personalissima. Per gestire in qualche modo il lutto, la malattia e la morte occorre considerarle esattamente come le altre esperienze di noi esseri umani. ovvero delle esplorazioni. Non sappiamo come evolverà la malattia, nostra o di altri. Come funziona? Di cosa è fatta? Cosa possiamo fare noi per aiutare i medici a curarci, e i nostri cari ad avere meno paura insieme a noi? A mio parere, sono queste le parole che dobbiamo farci.

E la morte? Cosa ne sappiamo di quello che viene dopo? La disperazione che proviamo in molti deriva dalla convinzione che dopo non ci sia nulla. O meglio, che ci sia il nulla. Chi muore non c’è più, e non potremo mai relazionarci di nuovo con lui. Ma bisogna convenire che si tratta di un’opinione, che deriva dal fatto che non possiamo vedere e toccare dei corpi.

In effetti noi non sappiamo come siamo fatti davvero. Secondo alcune teorie, l’essere umano è molto più di un corpo. E’ possibile che qualcosa di noi, chiamiamola come vogliamo, sopravviva quando il corpo “muore”.

Anche se così non fosse, mi pare che la nostra vita cambi molto in meglio se decidiamo di adottare questa credenza, che è una credenza esattamente come pensare che dopo la morte non ci sia nulla. Con la differenza che adottando il convincimento che l’esistenza continui dopo che il corpo fisico cessi di funzionare, siamo in grado di aiutare noi stessi e gli altri a vivere con un livello di energia decisamente più costruttivo.

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