Madonna dei popcorn

A prima vista, la spiaggia bianca era bellissima. Difficile credere che il colore fosse dovuto a degli scarichi industriali. Eppure.

Ma non c’era tempo di pensarci. Sergio non vedeva l’ora di arrivare a casa. Settecentoottantaquattro chilometri, undici ore e spicci di viaggio. Non sempre alla guida, certo. Da Spalato ad Ancona c’era il traghetto. Comunque, era stata lo stesso una follia, uno stress incredibile. Gli veniva in mente poi quella barzelletta tremenda. Un treno di gente malata, mezzi in carrozzella, che torna da Lourdes. E il tizio che da banchina urla: avete trovato chiuso?????

Loro erano in macchina e non in treno, ma si poteva in definitiva dire lo stesso. Anzi, alla fine Lourdes sarebbe stato più vicino, sicuramente più comodo da raggiungere. Ma niente, bisognava andare a Medjugorie. Che poi, lui non lo sapeva neanche pronunciare. Gli era venuto fuori Popcorn. Da allora Lia non gli aveva più rivolto la parola, e aveva la netta sensazione che tra loro le cose non sarebbero state più le stesse. Aveva provato a spiegarglielo almeno un centinaio di volte: non era stata una battuta. Quel nome proprio non lo sapeva dire. Niente, si era offesa.

Del resto, parlare con lei era sempre stato difficile quando si impuntava. Poi era successa ‘sta cosa. Dopo che Tiziana era nata, i primi mesi erano passati come sempre succede tra pappe pannolini e notti in bianco. Le avevano dato il nome della bisnonna materna, insomma la nonna di Lia, e come lei Tiziana era tranquilla, nella media dei bambini della sue età, esattamente come la bisavola. Poi, un bel giorno, era andata in arresto respiratorio. Sergio riviveva spesso quei momenti sotto forma di fotogrammi ammucchiati. Corri, corri. Chiama l’ambulanza. Mammamia mammamia. Tiziana, Tizianina! Scale. Camici. Corridoi. Palpitazioni. Odore di disinfettante.

La piccola era stata ripresa per i capelli, ma il medico di turno mise le mani avanti. Per cominciare, non si era riusciti a capire da cosa fosse dipeso l’arresto, per cui poteva succedere di nuovo in qualsivoglia momento. Nel caso, era facile che la paziente ci lasciasse le penne. Poi, la mancanza di ossigeno al cervello era durata un bel po’. Bisognava vedere cos’era successo.

Tiziana quindi rimase in ospedale per circa un mese. Dopo averla rivoltata come un calzino, si concluse che non ci si capiva nulla. Di certo, c’erano stati danni al cervello. Probabilmente la bambina non avrebbe mai camminato né parlato. Certo non si poteva dire, i neuroni sono ridondanti, e la paziente era ancora molto piccola. Magari gli impulsi nervosi sarebbero riusciti a bypassare le aree danneggiate. Insomma, qualcosa si poteva fare. C’è sempre speranza.

Da quel momento, la situazione si era fatta strana. Cioè, Sergio trovava tutto abbastanza normale. La piccola aveva bisogno di assistenza. Ebbene, avrebbe fatto tutto il possibile e anche di più. Certo, sarebbe stato meglio che non fosse successo. Ma le cose stavano così. Si poteva solo affrontare la situazione.

Lia, invece, l’aveva presa decisamente male. Come se avesse chiuso tutti i boccaporti. Passava ore a guardare il crocefisso sopra il letto in camera. Sergio aveva provato a parlare con sua moglie, ma era più facile dialogare col muro. Non riusciva più ad avvicinarla, in nessun senso. Aveva cominciato poi ad andare a messa tutte le mattine. Un bel giorno gli aveva comunicato la propria decisione di andare a Medjugorie con la bambina, a chiedere la grazia. Da sola con Tiziana in braccio. A piedi.

Non sapeva nemmeno lui come aveva fatto a convincerla, ma ce l’aveva fatta. Quantomeno, l’avrebbe accompagnata lui, in macchina. Non ci sarebbero mai arrivate, altrimenti. In un primo momento, era stato tentato di mandarla a quel paese. Ma voleva bene alla bambina, e dal momento che le cure sembravano non funzionare, chissà mai.

Ora, eccoli sulla via del ritorno. Si erano ammucchiati con innumerevoli altri disperati, avevano ascoltato un tot di messe, toccato una statua, pregato parecchio. Ovviamente, non era successo nulla di che. Nessuna luce accecante era scesa dall’alto, nè Tiziana aveva cominciato a muovere gambe e braccia o aveva proferito qualche suono. Secondo tutte le apparenze, un viaggio totalmente inutile. Peraltro, certe cose magari non sono come premere un interruttore. Era possibile che qualche misteriosa scintilla fosse davvero entrata nel corpo della piccola, e stesse lavorando in silenzio, sotto traccia, riparando ogni e qualsiasi danno. Fino a quando ci sarebbero state liete sorprese. Poteva darsi che anche lui e Lia avrebbero ricominciato a parlarsi. Tutto poteva essere.

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