Film: “Taxi Teheran” di Jafar Panahi

A cura della Redazione Spettacoli 
Chi è il regista se non un trasportatore? Un uomo toccato dalla grazia, in grado di portare altrove uno spettatore, attraverso le sue immagini e le sue storie. La domanda è retorica e non brilla quindi per acume e profondità, ma ben si lega alla bellezza di un film come Taxi Teheran del regista iraniano Jafar Panahi.
Condannato a non girare film per 20 anni, a non scrivere sceneggiature e a non rilasciare interviste, pena una reclusione per 6 anni, l’autore aggira in maniera encomiabile l’ostacolo e, sfruttando la telecamera di un telefonino, accoglie sul suo finto taxi un nutrito gruppo di persone di diversa estrazione sociale e con differenti storie alle spalle.
Così facendo riesce a raccontare l’Iran di oggi attraverso le voci della sua gente. E visto che la meta non è mai importante quanto il percorso che si compie, il tragitto verso le rispettive destinazioni diventa ricco di aneddoti, pensieri e riflessioni sull’etica, sulla libertà di pensiero e di scelta, sulla situazione della donna in Iran e così via.
Emblematico per il modo in cui si fa portatore dei pensieri dell’autore, senza mai risultare aggressivo, Taxi Teheran è un film sul cinema e sulla sua grande capacità di raffigurare la realtà, politica, sociale e soprattutto umana, di un paese, di una cultura.
Sono i giovani i protagonisti “speciali” del lungometraggio, come lo studente di cinema che cerca disperatamente un buon soggetto da filmare – “Non lo troverai mai se stai chiuso in casa”, gli dice Panahi – o come la nipotina del regista che, fotocamera alla mano, si interroga con candore sul senso profondo della settima arte: essa raffigura la realtà, la verità o è completamente fittizia?
E’ proprio sulla piccola che pare concentrarsi l’attenzione di Panahi, sinceramente addolorato nel sentire che la maestra della bambina già pone dei severi divieti su cosa raccontare e come farlo e su quello che invece deve restare fuori dalla scena. Per tutto quello che si è obbligati a non raccontare c’è una bellissima rosa lasciata da una delle “clienti” del taxi, un fiore regalato ad un artista, uno che fa parte della gente del cinema. E su quelli si può sempre contare. Da vedere.

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