Impressioni

fotografica_soffietto_woighlander_bigE’ la realtà che si imprime in me, o sono io ad imprimere me stesso nella realtà? La differenza non è indifferente.

Quando è la realtà che si imprime in me, assorbo passivamente ciò che mi circonda. Può essere che mi vada bene, che mi dia forza e soddisfazione. E’ quello che si chiama  “essere fortunati”. Oppure, può capitare che intorno a noi accadano cose che non ci piacciono, che ci fanno stare male. Quello che si dice “essere sfortunati”. Ancora, può essere che semplicemente non accada nulla, né di buono né di cattivo, una sorta di galleggiamento che a malapena si può definire vita.

Quando invece sono io che imprimo me stesso nella realtà, la cosa cambia radicalmente. Posso essere in quella che per me è la situazione peggiore possibile, ma so cosa voglio e continuo a immaginarlo, sovrapponendolo a quello che mi accade. Poco a poco, la mia situazione comincia a somigliare a quella a cui penso. Insomma, mi prendo la responsabilità di non lasciare che le circostanze mi determinino, ma sono io a dare inizio a nuove circostanze.

Non so a te che leggi, a me la seconda sembra molto più interessante.

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